Pubblicata la lista dei veri Buddha viventi

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Il governo cinese ha pubblicato una lista dei reali “Buddha viventi” – saggi considerati  la reincarnazione di luminari nel Buddhismo Tibetano – per contrastare il crescente numero di falsi Buddha che estorgono soldi ai fedeli.

La lista è stata promossa dalla BAC (Buddhist Association of China) e il vice-presidente dell’associazione, Drukhang Thubten Khedrup, 7° Buddha vivente Drukhang, ha affermato che questo elenco è uno sforzo per promuovere la trasparenza all’interno dell’associazione e regolare il problema della reincarnazione: “Recentemente, alcune persone in Tibet e in altre parti della Cina, si sono atteggiati a Buddha viventi per truffare gli altri, attirando l’attenzione delle persone e danneggiando la reputazione del buddhismo tibetano e dei Buddha viventi.” ha detto. “In quanto Buddha vivente, mi sento genuinamente contento di questa lista.” 

Sul sito del database è possibile effettuare una ricerca sui Buddha viventi attraverso nome, nome di Dharma, tempio di residenza o codice identificativo della carta di identità. Ogni ricerca richiede un codice inviato via sms ad un numero di cellulare e, per ragioni che non sono chiare, è possibile effettuare solo cinque ricerche per numero di cellulare al giorno – al contrario di un database meno recente sui Buddha viventi limitato alla sola regione sudoccidentale cinese del Sichuan, che permette un numero di ricerche illimitato.

Il governo cinese afferma che la decisione di lanciare questo database è venuta probabilmente in seguito alla pubblicazione di un video uscito intorno a ottobre 2015 nel quale Zhang Tielin, un attore cinese famoso per interpretare ruoli di imperatori in tv, veniva ordinato Buddha vivente da Wu Darong, il cui essere un reale Buddha vivente è stato messo sotto processo.

Non tutti, però, sono d’accordo con la genuinità delle intenzioni del governo cinese. Zhu Weiqun, un consigliere sugli affari etnici e religiosi, ha affermato infatti alla Televisione Centrale Cinese che i falsi Buddha viventi sono una minaccia alla sicurezza nazionale. La Cina  infatti accusa l’attuale Dalai Lama – in esilio dal 1950 e che ovviamente non appare nella lista dei reali Buddha viventi – di essere il capo di un movimento separatista che cerca di estorcere il Tibet al controllo del governo cinese – nonostante egli abbia spesso affermato di volere maggiore autonomia per il Tibet, ma non l’indipendenza.

All’accusa di molti buddhisti tibetani che i leader atei si siano eletti autorità religiose con il potere di decidere chi sia o non sia un Buddha vivente, i leader del Partito Comunista affermano che i governi cinesi hanno sempre avuto un ruolo nell’identificare e approvare i Buddha reincarnati, almeno fin dall’epoca dell’imperatore Kangxi della dinastia Qing che elesse 6° Dalai Lama nel 1682. Il governo tibetano in esilio, con sede a Dharamsala in India, afferma che Kangxi inviò solo dei rappresentanti all’ordinazione del 6° Dalai Lama, ma che essi non hanno avuto un ruolo nella sua selezione.

“Questo database dei Buddha viventi e tutta la politiva tenuta nei confronti della reincarnazione è chiaramente una mossa preventiva del governo [cinese] per controllare ciò che succederà dopo l’attuale Dalai Lama.” afferma Nicholas Bequelin (direttore regionale per l’asia orientale di Amnesty International) che si è occupato degli affati tibetani per molti anni, “Vogliono portarsi avanti e preparare il terreno per quando il Dalai Lama morirà.”

Nel frattempo, il leader spiritual tibetano ha ipotizzato che la sua reincarnazione avverrà fuori dai confini del Tibet. “Se la situazione riguardo al Tibet rimane uguale a quella presente, mi reincarnerò fuori dal Tibet, lontano dal controllo delle autorità cinesi. Sia che l’istituzione del Dalai Lama rimanga o non dipenda interamente dalle speranze della popolazione tibetana.”

Nel 1995 il Dalai Lama elesse un bambino tibetano di 6 anni come l’11° reincarnazione del Panchen Lama, la seconda figura più importante nella cosmologia del Buddhismo Tibetano, subito seguito dalle autorità cinesi che elessero il proprio Panchen Lama. Il ragazzo scelto dal Dalai Lama, Gedhun Choekyi Nyima, non si vede in pubblico da più di due decenni. Un ufficiale del governo afferma che il ragazzo, ora cresciuto, “sta vivendo normalmente, in salute e che non vuole essere disturbato”, mentre il Panchen Lama cinese, che è uno dei vice presidenti della BAC, ha festeggiato il 20° anniversario della propria elezione a settembre 2015, ringraziando il governo cinese per il suo “aiuto e cura”.

Rimane comunque difficile credere all’onestà del governo cinese nel suo comportamento riguardo ai Buddha viventi e la questione della reincarnazione. Ancora oggi, mentre il Panchen Lama eletto dei cinesi è glorificato dai media di stato per i suoi sforzi atti  a “incorporare il Buddhismo Tibetano nella società comunista”, la figura del Dalai Lama è ancora svilita nei circoli ufficiali. Sebbene nelle aree etniche tibetane fuori dal TAR (la Regione Autonoma Tibetana) sia possibile possedere ed esporre immagini del Dalai Lama, all’interno di essa anche solo il possedere una fotografia del leader spirituale del Buddhismo Tibetano può portare all’arresto. I religiosi della zona denunciano di dover assistere a lezioni di educazione patriottica nei loro monasteri e di dover parlar male del proprio guru.

Tornando alla lista dei veri Buddha viventi, China Real Time ha cercato di identificare l’identità di molti Buddha viventi presenti nella lista, incontrando però numerose difficoltà nell’avere la loro opinione sul database. Quattro di loro hanno detto di non aver tempo di parlare perché troppo impegnati nel presenziare ad incontri, mentre gli altri hanno affermato che il loro Mandarino non è abbastanza buono per poter affrontare un’intervista.

Fonti: BBC | Xinhua Net | Time | Wall Street Journal

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