Per il funerale, un vestito a festa

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I funerali sono soliti essere solenni, un affare molto serio e molto, molto personale, essendo noi le sue guest star. Nel corso della storia dell’uomo sta assumendo forme altrettanto personali e curiose.

Con il crescente aumento delle credenze religiose anche la cerimonia funebre ha assunto connotazioni e svolgimenti differenti. La cerimonia funebre, si sa, è più “utile” a chi resta, piuttosto che alla persona defunta: spesso questo rito può aiutare ad elaborare il lutto e accogliere il distacco con uno stato d’animo più tranquillo.

Ma sarà capitato anche a voi di chiedervi, Come sarà il mio funerale? È inoltre frequente sentire frasi del tipo, Che bel discorso hai fatto, peccato che lui o lei non l’abbia potuto sentire… o Che bella cerimonia è stata, a lui o lei sarebbe piaciuta. Allora perché non partecipare personalmente e “viverlo” realmente? Questa forse è una delle regioni che hanno portato alla nascita della festa pre-funerale, che consiste in una festa organizzata quando la persona interessata è ancora in vita.

A parte la questione che potrebbe nascere sul Dove andiamo dopo la morte? o Cosa succede alla nostra anima dopo che abbandona il corpo?, che sono strettamente legate alla sfera religiosa, alcuni potrebbero usare la festa pre-morte anche per altre questioni: chiarire questioni inerenti il testamento o chiarire situazioni personali lasciate in sospeso, prima della propria dipartita. Un’altra motivazione potrebbe essere quella finanziaria: i funerali sono cerimonie molto costose e una festa di questo tipo potrebbe essere un buon compromesso anche sotto questo punto di vista.

Una delle prime persone a cui è venuto in mente di avere una festa pre-morte è stata l’attrice giapponese Takiko Mizunoe che nel lontano 1993 decise – all’età di 78 anni – di sostituire la classica cerimonia con una festa, in anticipo alla morte e facendola addirittura trasmettere per televisione. Un altro esempio di questo tipo è quello di Morrie Schwartz, che fu documentato nel libro Tuesdays with Morrie, ritrasposto poi anche in un film per la tv con lo stesso titolo. Anche in Italia abbiamo un esempio, quello dell’artista bolognese Anthony De Luca che ha organizzato un vero e proprio funerale, con bara, corteo e cerimonia funebre. In Cina, ci ha pensato la studentessa Zeng Jia a vivere il proprio funerale da viva, con tanto fiori sulla bara e un team di make-up artists per farla apparire più morta.

Questo tipo di cerimonie è stato ripreso anche da diversi film, Empire Records, Get Low, The Weather Man, e anche nello spettacolo teatrale Airline Highway, solo per citarne alcuni.

La questione è comunque fonte di dibattito: alcuni pensano che solo con un vero funerale si onorerebbe la vita del defunto; altri si pongono la questione della tempistica: quando si dovrebbe tenere una cerimonia di questo tipo? Cosa succede se si fa la cerimonia e poi si vide altri dieci anni? Altri ancora pensano che sia una cosa un po’ egocentrica.

Per coloro che cercano qualcosa di speciale anche per il dopo-funerale, al giorno d’oggi c’è un bel ventaglio di possibilità fra cui scegliere: il rilascio nell’aria di palloncini contenenti le ceneri del defunto, la dispersione delle ceneri nella natura (dalla cima di una montagna, in mare o sotto un albero a noi caro) o sparate nello spazio in un razzo (nell’orbita terreste, sulla luna o nello spazio profondo). O infine, l’utilizzo di una urna bio.

Voi cosa ne pensate?

Fonti: Japan Today | Next Avenue | Wikipedia

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