Il Giappone prende l’Islam per la gola

ramen halal giappone

La religione islamica, per motivi diversi, sta diventando sempre più diffusa nel mondo intero e gli imprenditori cercano nuovi modi per intercettarne gli usi e i costumi. Uno di questi è il ramen giapponese in versione halal.

Il ramen seppur di origini cinesi, è un tipico piatto della cucina giapponese che consiste in una zuppa di tagliatelle in bordo di carne, pesce o brodo misto, spesso servito con l’aggiunta di salsa di soia, alghe nori, cipolla verde o carne di maiale affettato. È un piatto che potrebbe essere paragonato al cibo da asporto occidentale, come la pizza: fino al 1900 infatti molti cinesi conducevano chioschi mobili con i quali vendevano ramen e altri cibi ai lavoratori e per lungo tempo è stato un cibo che richiedeva sempre il mangiare fuori casa; dopo il 1958 però l’invenzione delle tagliatelle istantanee (definita, in un sondaggio giapponese, la più grande invenzione del XX secolo), permise alle persone di potersi preparare questo piatto anche a casa propria con la sola aggiunta di acqua bollente.
 Negli ultimi trent’anni questo piatto è diventato un’icona della cultura giapponese: è stato studiato in tutto il mondo, ne sono state create diverse variazioni e addirittura, è stato aperto un museo a Yokohama ad esso dedicato.

Ora ha aperto un nuovo ristorante che servirà ramen certificato halal, in modo che tutti, senza distinzione di religione, possano assaporare il sapore di questo piatto antico e caratteristico. Il ristorante si chiama Naritaya ed è situato nel quartiere Asakusa, uno dei più tradizionali di Tokyo ed è condotto da una impresa che produce noodle, i famosi spaghetti cinesi, che sono utilizzati freschi nei piatti serviti nel ristorante.

Che cambiamenti sono apportati al classico menù giapponese per poter seguire la scelta halal? Come abbiamo visto la preparazione di questo piatto prevede l’uso di carne di maiale, vietata dalla religione islamica (“halal” significa infatti “lecito”, in arabo). Al posto di questa, sia per l’accompagnamento che per la preparazione del brodo, verranno usati altri ingredienti, come il pollo. Inoltre non viene servito alcol all’interno del locale né viene usato per cucinare.

Dall’esterno il ristorante non è dissimile da un tradizionale ristorante di ramen, adattandosi bene al carattere tradizionale del quartiere, vicino al complesso templistico di Senso-ji; solo il logo della Japan Islamic Trust ne denota la particolarità halal. All’interno però, al secondo piano, i gestori hanno trovato lo spazio anche per una sala da preghiera, dato che l’80% della clientela è musulmana, con anche un lavatoio per le abluzioni prima della preghiera e una freccia che indica la direzione della Mecca.

Bisogna dire però che questo non è il primo ristorante di cucina giapponese halal. Già nel 2003 una coppia di imprenditori, con la loro catena di ristoranti Ramen Ten aveva già avuto il certificato Halal dal MUIS, il Consiglio Religioso Islamico di Singapore.
Sebbene dopo le esecuzioni dell’ISIS il rapporto tra i giapponesi e l’Islam si sia un po’ incrinato, queste iniziative sembrano tendere più all’accoglienza che al rigetto. Potrebbe esserne la prova anche la realizzazione del Corano in versione manga? Uscito a fine febbraio 2015, da parte del popolare distributore di manga East Press, all’interno della collana “Manga De Dokuha” che propone classici dell’umanità in versione manga, per avvicinarli alla cultura popolare, ha riscosso da subito un grande successo.

Fonti: Rocket News 24 | Un Gaijin au Japon | Halal Media

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