Tanti auguri alla Treccani, fondata grazie ad una Bibbia

storia Bibbia Borso d'Este  Fondazione Treccani

Quest’anno l’Enciclopedia compie 90 anni. Tutti la conoscono, anche se forse pochi l’hanno realmente aperta o letta o persino avuta fra le mani. Quanti dunque sanno che fu fondata grazie ad una Bibbia?La Bibbia di cui parliamo è quella di Borso d’Este, Duca di Ferrara, originaria tra il 1455 e il 1461, considerata da sempre uno dei massimi capolavori della miniatura italiana del Rinascimento. Nel XVIII secolo però affronta una lunga serie di passaggi di mano che iniziano con la sua sottrazione a Modena e alla Biblioteca, insieme al Breviario di Ercole ed all’Officio di Alfonso, da parte del duca Ercole III nel 1800, in occasione dell’invasione napoleonica. Rientrerà a far parte delle collezioni estensi solo trent’anni dopo, per ripartire però dopo una ventina d’anni, quando nel 1859, Francesco V decide di portarla con sé a Vienna, dove rimarrà conservata fino al 1918; in quell’anno infatti il suo ultimo proprietario Carlo I, la porterà con sé andando in esilio in Svizzera. L’anno seguente la vedova Zita di Borbone-Parma deciderà di metterla in vendita, cedendolo al libraio parigino Gilbert Romeuf.

Ne viene a conoscenza l’antiquario e bibliografo napoletano Tammaro De Marinis che, dopo aver ottenuto dal collega francese l’opzione per il nostro Paese sulla vendita, ne informa immediatamente il Governo italiano. In quel periodo il Ministro della Pubblica Istruzione del primo Governo Mussolini è Giovanni Gentile, filosofo e professore universitario, che comprende l’importanza di riportare in Italia quel manoscritto. Riconosce però anche che, nella situazione del tempo, il Governo avesse a malapena le risorse per le spese fondamentali («date le attuali condizioni dell’Erario pubblico, le quali non consentono spese non strettamente necessarie») e non poteva permettersi extra, come l’acquisto di un manoscritto antico. È qui che entra in campo Giovanni Treccani.

Bresciano di nascita, aveva trascorso un periodo di Germania e al suo ritorno era divenuto uno dei più importanti industriali nel campo tessile, accumulando per questo una bella fortuna. Non era però un industriale spregiudicato, che si dedicava solamente ad accumulare denari, ma la sua era una visione più allargata. Scriveva infatti: «l’industria […] deve essere larga di appoggio agli studiosi» perché «si può contribuire allo sviluppo delle lettere, delle scienze e delle arti, anche senza essere letterati, scienziati o artisti, proteggendo quelle e animando questi». E ancora: «la ricchezza ha un’alta funzione sociale da compiere; essa […] non deve essere considerata fine a se stessa […] ma mezzo per raggiungere nobili fini». Nelle settimane nelle quali De Marinis e Gentile vengono a sapere della possibilità di acquistare la Bibbia, Treccani aveva proposto al Governo, e in particolare allo stesso Gentile, la costituzione di una fondazione che avrebbe dovuto essere dedita all’incremento degli studi scientifici. Il Ministro della Pubblica Istruzione quindi gli propone di sfruttare i fondi che Treccani avrebbe voluto investire nella fondazione, per l’acquisto della Bibbia di Borso d’Este, dato che c’era il pericolo che questa potesse andare a finire oltreoceano, visto l’interesse della Pierpont Morgan Library di New York. Treccani si dimostra subito interessato e, dopo una breve trattativa con il libraio francese, acquista il codice per un valore di tre milioni e trecentomila franchi francesi, pari ad oltre quattro milioni di euro attuali, impiegando una somma quasi doppia rispetto a quella prefissata per la fondazione scientifica. Non solo si accontenta di acquistarla, ma ne fa anche dono allo Stato Italiano.
La vicenda della Bibbia non è ancora conclusa però. Nonostante sia rientrata nella mani italiane, ora ci sono diverse città che ne rivendicano l’assegnazione: Modena, principalmente nella persona di Domenico Fava, direttore fin dal 1913 della Biblioteca Estense, che auspica il ritorno del documento nel suo luogo d’origine; Roma, in quanto capitale del Regno; Milano, residenza dell’acquirente e donatore; infine Ferrara, antica capitale del ducato all’epoca di Borso e luogo di realizzazione del manoscritto. La disputa verrà conclusa qualche mese dopo, con un telegramma ufficiale del Governo: «per concorde designazione di S.M. il Re, S.E. il Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della P.I., la Bibbia di Borso d’Este […] verrà restituita alla Biblioteca Estense. Tale destinazione risponde non soltanto al desiderio legittimo della città che possedette la Bibbia fino all’anno 1859 […] ma a ragioni storiche e artistiche».
Le vicende del manoscritto non finiscono qui, ma si concluderanno solo il 19 aprile 1925 quando, alla presenza dei due protagonisti del “recupero”, Giovanni Treccani, frattanto divenuto senatore del regno, e Giovanni Gentile, ormai non più Ministro della Pubblica Istruzione, i due volumi della Bibbia di Borse d’Este vengono finalmente esposti nella Biblioteca Estense.
L’estate scorsa (luglio 2014) i volumi hanno lasciato Modena per raggiungere Bologna, in occasione della manifestazione “Artelibro” con un valore assicurativo di 10 milioni di euro.

Nel mentre di tutta questa vicenda il 18 febbraio 1925 viene stipulato l’atto fondativo dell’Istituto Giovanni Treccani, che avvia la redazione dell’Enciclopedia Italiana delle scienze, delle lettere e delle arti e del Dizionario Biografico degli Italiani. Vedrà la luce tra il 1929 e il 1937, con l’uscita di trentacinque volumi a cadenza trimestrale. Ma, nonostante il periodo, non è propriamente un’enciclopedia “fascista”. Basta leggere alla voce “razza”: “Non esiste una razza né una nazione ebrea, ma un popolo ebreo: non esiste, errore più grave di tutti, una razza ariana, ma esistono solo una civiltà e lingue ariane”.

Fonti: Quaderni Estensi | Il Velino

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