Quando la libertà di religione prevale sui diritti

RFRA

Il governatore dello stato americano dell’Indiana ha firmato il “Religious Freedom Restoration Act” che sembra aprire le porte alla discriminazione dei gay.

Il “Religious Freedom Restoration Act” (RFRA) non è un’invenzione del governaore dell’Indiana, ma una semplice copia del RFRA federale, promulgata 20 anni fa dal Congresso e che assicurava che il governo non poteva far prevalere l’esercizio della religione se non assolutamente necessario. Per anni ogni stato ha promulgato il proprio RFRA (dato che quello federale non si applicava a leggi statali o locali), spesso con il supporto di gruppi a supporto dei diritti civili e chiese.

Il tempismo con cui però il governatore Pence ha promulgato la sua versione dà da pensare (sarà per questo che ha voluto la cui cerimonia di firma chiusa alla stampa?). La sua decisione infatti arriva dopo che le corti federali hanno dichiarato che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale nello stato dell’Indiana, dato che non solo questo stato non aveva una legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma non aveva (e ancora non ha) una legge contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

Un anno fa avevamo parlato di come fosse stata addirittura tirata in ballo la Corte Suprema Americana per il caso di uno studio fotografico che si era rifiutato di fornire i propri servizi ad una coppia gay. Questa versione statale dell’RFRA, prendendo ad esempio il caso dello studio fotografico, permettendo a singoli individui o società denunciate per discriminazione di appellarsi al rispetto delle proprie convinzioni religiose.

Sebbene la legge statale sia una copia “virtuale” di quella federale, ci sono alcuni punti che le differenziano. La legge federale si applica principalmente ai singoli individui, la legge dell’Indiana si espande invece anche alle società e alle corporazioni, i cui membri generalmente non appartengono allo stesso credo religioso e il cui scopo non dev’essere principalmente in relazione con la religione. Inoltre ci si può appellare a questa legge non solo quando qualcuno si sente violato nelle proprie credenze religiose, ma anche quando pensa che probabilmente lo sarà (esempio: non fornisco preventivamente i miei servizi alle coppie omosessuali, perché so già che il mio adempiere a quei servizi andrà contro le mie credenze religiose).

“Ho firmato la legge perché difendo la libertà di religione di ogni cittadino di ogni fede, molte persone di fede sentono che la loro libertà religiosa è sotto attacco per l’azione del governo federale” ha affermato Pence. Com’è comprensibile, nonostante questa motivazione, il governatore e l’Assemblea Generale sono stati inondati di critiche non solo da privati cittadini e gruppi per i diritti civili e dei gay, ma anche da manager e ufficiali governativi, importanti associazioni commerciali e corporations. L’amministratore delegato del gruppo tecnologico Salesforce, Marc Benioff, ha annunciato la “cancellazione di tutti i programmi che richiedono ai nostri consumatori/dipendenti di viaggiare in indiana”; gli organizzatori di GenCon, la convention di videogiochi che ogni anno porta a Indianapolis migliaia di persone, minaccia di non replicare l’appuntamento; i leader della “Chiesa Cristiana, I Discepoli di Cristo” hanno minacciato di rivalutare se tenere o meno l’assemblea generale da seimila persone a indianapolis nel 2017. Lo stesso sindaco di Indianapolis (capitale dello stato) ha chiesto una revoca dell’RFRA o per lo meno l’inclusione di esplicite protezioni per quanto riguarda l’orientamento sessuale e il genere.

Il clamore che ha generato questa legge è lo specchio di un’America che cambia: nonostante ci sia ancora opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso da parte dei conservatori religiosi, la maggior parte dei sondaggi evidenzia che dal 50 al 60 per cento del pubblico americano sostiene il matrimonio omosessuale, e centinaia di aziende hanno sollecitato la Corte Suprema ad abbattere le leggi statali che vietano tali unioni. Interessante l’articolo sul New York Times sui leader di aziende tecnologiche che incominciano a prendere posizioni su temi sociali.

Fa ben sperare il commento di Tobin Grant che nel suo articolo sul Washington post (vedi link in fondo) che afferma: “Nei 20 anni da quando l’RFRA è diventato legge federale, non vi è stato un solo caso in cui una persona ha utilizzato con successo l’RFRA per aggirare le leggi sui diritti civili. Ci sono stati alcuni tentativi, ma sono tutti falliti.”

Dopo tutti questi discorsi, comunque, il governatore è arrivato ad una conclusione: “Dopo molte riflessioni e in consultazione con la leadership dell’Assemblea Generale, sono giunto alla conclusione che questa settimana sarebbe utile far muovere la legislazione per rendere chiaro che questa legge non dà alle aziende il diritto di negare servizi a nessuno.”

Fonti: Washington Post | Repubblica | Indistar | Religion News

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...