Steve Jobs: sogno o son Zen?

Steve jobs legame con giappone, fumetto zen

In questo periodo la Apple è sulla bocca di tutti per l’uscita dell’iPhone 6 e in occasione di questo ricordiamo il legame di Steve Jobs con il buddhismo e il Giappone.

Iniziamo con un fumetto che si intitola Lo Zen di Steve Jobs e racconta di quando nel 1985 Jobs fu licenziato da Apple (qualche giorno fa, il 16 settembre, cadeva l’anniversario del licenziamento) – allontanato dal consiglio di amministrazione a causa delle sue idee troppo visionarie – e si avvicina al Buddhismo Zen Sōtō, una delle due maggiori scuole giapponesi del Buddhismo Zen.

Il volume tratta del rapporto fra Jobs e il maestro zen Kobun Chino Otogawa. Il fondatore dell’azienda di Cupertino si lega moltissimo al monaco, tanto che alla fondazione di NeXt lo volle assumere come consulente spirituale. E fu proprio Kobun nel 1991 a celebrare il suo matrimonio con Laurene Powell.

Il fumetto è realizzato dal team di JESS3, agenzia di comunicazione celebre per le infografiche virali, in collaborazione con Caleb Melby, reporter di Forbes. È un racconto a metà tra fiction e realtà, basata su interviste vere e documentate, ma nessuno conosce davvero i contenuti delle conversazioni tra il monaco e il guru informatico e per questo Melby descrive il volume come un “ibrido tra giornalismo e scrittura creativa”.

Dal libro di Isaacson “Steve Jobs” inoltre si scopre che Jobs fu serio e molto diligente nella pratica dello Zen, intraprendendo lunghi ritiri di meditazione a Tassajara – il primo monastero Zen in America – passando settimane di fila “di fronte al muro”, come dicono gli studenti Zen, per osservare l’attività della propria mente. Uno dei libri che inspirarono Steve Jobs nell’avvicinarsi al Buddhiso fu Cutting Through Spiritual Materialism by Chögyam Trungpa Rinpoche.

Il legame con l’Oriente non finisce qui. La stessa maglia nera a collo alto, diventata la sua uniforme, proviene da una visita agli stabilimenti Sony. Incuriosito dal fatto che tutti gli impiegati indossassero una divisa, l’americano ne chiese il motivo, e Morita gli spiegò che, subito dopo la guerra, era l’azienda a fornire ogni giorno l’abbigliamento ai lavoratori. Jobs rimase colpito dalla storia e provò a importare l’abitudine. I suoi dipendenti furono decisamente contrari e lui applicò a sé la nuova regola. Così cominciò a richiedere allo stilista Issey Miyake un numero esorbitante di maglie a collo alto.

Oltre a questo amava le ceramiche di Shakunaga Yukio, delle quali ne aveva molti pezzi, e, nonostante fosse un vegano ortodosso, per il cibo giapponese faceva un’eccezione.

Di seguito il video della presentazione del fumetto “Lo Zen di Steve Jobs”

Qui invece c’è il famoso discorso che Jobs tenne ai neolaureati di Stanford.
https://www.youtube.com/watch?v=oObxNDYyZPs

Chögyam Trungpa

Chögyam Trungpa fu un lama tibetano che guidò un gruppo di monaci oltre l’Himalaya nel 1950, per sfuggire all’invasore esercito cinese. Dopo essere stato riconosciuto come la reincarnazione di un grande lama da ragazzo, Trungpa fuggì dal suo paese d’origine ed andò in Gran Bretagna, laureandosi ad Oxford. Iniziò ad insegnare in stile tradizionale in un centro di meditazione in Scozia – completo di abiti marroni, la testa rasata, e voti di celibato e sobrietà – avendo fra uno dei suoi primi allievi colui che sarebbe diventato la camaleontica pop star David Bowie.

Dopo un incidente d’auto quasi fatale, Trungpa demolì il suo vecchio approccio all’insegnamento. Si rese conto che l’orpello di essere un lama tibetano era una barriera inutile per portare il messaggio rivoluzionario del Buddha al più ampio pubblico possibile. Lasciò le vesti, si fece ricrescre i capelli ed emigrò in America, dove presto trovò legioni di hippies che avevano raggiunto i limiti della visione psichedelica ed erano desiderosi di insegnamenti sulla natura della mente.

Trungpa divenne un insegnante molto popolare e influente, elogiato per la sua brillante esposizione di concetti esoterici in un inglese fresco e non sentimentale o idiomatico; e ferocemente criticato per il suo bere pesante e per essere un donnaiolo. Dalla sua casa base a Boulder, dove fondò un’università contemplativa chiamata Naropa, Trungpa è diventato il consigliere spirituale di molti luminari della controcultura, tra cui il poeta Allen Ginsberg, l’autore Ken Wilber, la cantante / cantautrice Joni Mitchell, che lo ha ritratto nella canzone “Rifugio delle strade” nel suo album Hejira.

Fonti: Wired | La Stampa | China Files | Mela Blog | Neurotribes

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