Non si può neanche morire in pace

monaco vuole meditare fino a morire

Questa è la storia del monaco Phra Khru Weruwan Chantarungsi, 65 anni, conosciuto generalmente come Luang Pu Pim, abate del tempio Wat Weruwan che aveva detto ai suoi confratelli di voler meditare fino alla morte.

Qui su BuddhismoLoto avevamo già parlato della pratica dello Sokushinbutsu, secondo la quale, modificando la propria dieta alimentare, un asceta riusciva a morire automummificandosi.

Il monaco Phra Khru Weruwan Chantarungsi più che raggiungere lo stadio di mummificazione, era convinto che fosse il giusto momento, per lui, di morire. E così aveva detto a confratelli e laici di volersi sdraiare in una bara, digiunando e meditando finché non fosse morto. Così aveva fatto, entrando nella bara la sera di martedì 9 settembre e ordinando ai suoi discepoli di non essere disturbato e non aprire la bara fino alle 4 di mattina di giovedì 11 settembre.

Dopo quasi un giorno però il capo della polizia di Chaiyaphum, Pol Maj Gen Pinit Maneerat, e il capo ecclesiastico della provincia, Phra Ratpawana Warajarn, insieme a ufficiali governativi e medici sono entrati nel tempio per negoziare con l’abate e dissuaderlo dal voler portare avanti il suo progetto. Da principio i suoi seguaci monaci e i tanti laici che lo seguivano gli impedirono di entrare, obbedendo all’ordine dell’abate, ma il gruppo di autorità li convinsero a farli entrare, spiegando loro che erano lì solo per fare il proprio dovere, visto che la gente considerava la decisione dell’abate impropria e facendo loro notare che non potevano veramente volere la morte di un buon monaco.

Il capo della polizia riporta che il monaco accettò di uscire dalla bara – era vivo, ma esausto – e dopo aver parlato più di un’ora con Phra Ratpawana Warajarn, ha acconsentito di essere portato Khon Sarn District Hospital.

monaco Phra Khru Weruwan Chantarungsi, 65 anni, conosciuto generalmente come Luang Pu Pim

Tempo prima Phra Khru Weruwan Chantarungsi aveva detto di conoscere la data della sua morte, che sarebbe stata il 9 settembre alle 9 di sera. Anche la famiglia era preparata all’evento da 10 anni: la figlia Chanakarn Srisombat, 41 anni, racconta che nel 1995 era malato ed era già morto una volta, in una caverna, ma che era miracolosamente tornato in vita. Il padre disse che aveva avuto una nuova vita dall’Angelo della Morte, in modo da poter diffondere ancora il Buddhismo e finire la costruzione del Wat Weruwan. Sarebbe poi morto di nuovo il giorno del suo compleanno, il 9 di settembre.

L’azione dell’abate ha fatto nascere un fitto dibattito sul fatto se stesse violando o meno le regole Buddhiste, ma il monaco, prima di entrare nella bara, nel suo ultimo sermone, aveva affermato che il suo non era un suicidio, ma semplicemente era giunto il suo momento di morire.

Fonti: Bangkok Post 1 | Bangkok Post 2

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