La FIFA effettua sostituzione: entra il copricapo religioso, escono le magliette

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È di questi giorni la decisione della IFAB che permette a giocatori e giocatrici di poter indossare il turbante o il velo, elemento essenziale della propria appartenenza religiosa.

Il problema era sorto inizialmente in occasione delle Olimpiadi di Londra quando le giocatrici dell’Iran non disputarono la partita contro la Giordania – data poi persa a tavolino 3 a 0 – rifiutandosi di entrare in campo senza velo. Problema simile c’era stato in Canada quando ad una squadra di etnica sikh venne impedito di entrare in campo con il turbante. Anche il giocatore dell’Hapoel Tel Aviv, Itay Shechter, aveva ricevuto un cartellino giallo in campo a causa della Kippah che aveva tirato fuori dal calzino e indossato in campo per festeggiare un gol fatto al Salisburgo.

La ragione che finora vietata l’uso dei copricapi in campo era perché potevano costituire un pericolo per i giocatori. Ora invece, dopo un periodo sperimentale di due anni, la Fifa ha cambiato idea affinché “i popoli di ogni credenza religiosa possano praticare il footbal”. L’importante che l’indumento sia inerente con la divisa della squadra.

La decisione ha dato vita però a qualche protesta, soprattutto in Francia dove il tema è piuttosto sentito: “E’ un errore grave quello commesso dalla FIFA”, ha affermato la Federazione francese di calcio (FFF) in un’intervista rilasciata a Le Monde, “che va contro i principi costituzionale e legislativi di laicità che prevalgono nel nostro paese”.
Un problema che c’è stato ultimamente con il velo in campo è stato il trovare a giocare 4 uomini nella nazionale di calcio femminile iraniana. A loro parziale discolpa va detto che erano in attesa di sottoporsi all’operazione per cambiare sesso. Per questo la federazione locale ha deciso che effettuerà test a sorpresa nelle squadre femminili per accertare il sesso dei componenti. (Il Messaggero)

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Il problema non sembra essere solo questo. Una delle modifiche attuate dall’International Football Association Board infatti è anche quella della norma numero 4: dal 1 giugno nessun calciatore potrà esibire messaggi sulle magliette indossate sotto la divisa.

‘‘Sarebbe troppo difficile esaminare ogni scritta, così le abbiamo vietate tutte’‘, ha spiegato il segretario generale della Fifa, Jerome Valcke: “E’ meglio dire subito ‘no’ e chiarire bene la situazione, piuttosto che dire ‘magari sì, pero’ dipende da cos‘è esattamente e se non va bene, sarai sanzionato’. E’ complicato analizzare ogni singolo caso”.

Sono tanti infatti i casi in cui le magliette, in questi anni, sono state usate come veicolo di comunicazione, per inviare messaggi d’amore (il “6 Unica” di Totti per Ilary Blasi), di sfottò (Materazzi alla Juve con il suo “Rivolete anche questa?”), per ricordare un amico mancato (il “Dani siempre con nosostros” di Iniesta ai Mondiali in Sudafrica) o per dimostrare la propria fede: “il “Grazie Dio” di Amoroso, l’”Io Amo Gesù” di Cavani, il “Gesù è la Verità” di Nicola Legrottaglie e il più famoso di tutti, quell’ “I belong to Jesus” che campeggiava sulla maglia della salute di Kakà.”  (Libero)

Fonti: Libero | DataSport | Kolot | EuroNews

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