Un arcobaleno contro i picchetti

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C’è una famiglia in America che ama Dio e i picchetti contro i gay. E poi c’è una casa, dall’altra parte della strada, e le sue pareti esterne hanno i colori dell’arcobaleno. L’incontro, avvenuto grazie a Google Earth e un bambino.
Descriviamo i protagonisti.
Dietro l’aspetto della classica famiglia moderna americana da “pubblicità”, la famiglia Phelps ama Dio e i picchetti contro i gay ed è il nucleo della Chiesa Battista di Wesboro (WBC). Guidata dal capofamiglia “Gramps” Fred Phelps e con sede a Topeka (Kansas, USA), questa chiesa crede che il governo degli Stati Uniti sia immorale a causa della sua tolleranza nei confronti degli omosessuali e da ormai quasi una ventina d’anni dimostra il proprio disprezzo manifestando in giro per il paese, e spesso durante i funerali di militari caduti in guerra, con cartelli del tipo (scusate il termine) “Dio odia i froci” o “Grazie a Dio per i soldati morti”.  Quando questo movimento è iniziato non era così “violento”, spiega Louis Theroux che ha realizzato un documentario sulla famiglia Phelps per la BBC (qui un frammento in inglese): originariamente si trattava di picchetti in luoghi dove le persone gay si radunavano (tutto è iniziato dal Gage Park, uno dei più grossi parchi di Topeka a qualche isolato dalla sede della chiesa) e non usavano neanche parole offensive come “frocio”, ma parlavano di “omosessualità”. Poi tutto si è esasperato: quando l’Aids è arrivata affermavano che quella era la punizione di Dio per la diffusione dell’omosessualità e hanno iniziato a picchettare le parate del Gay Pride, le marce ed anche i funerali di persone morte di Aids.

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Nel loro sito si legge che la chiesa “aderisce agli insegnamenti della Bibbia, che predica contro ogni forma di  peccato (fornicazione, adulterio [incluso divorzio e seconde nozze], sodomia)” e segue le “dottrine della grazia”, ovvero i 5 punti del Calvinismo: depravazione totale (o totale incapacità: la creatura umana è caratterizzata dal peccato che contamina e corrompe ogni sua facoltà), elezione incondizionata (la scelta, operata da Dio sin dall’eternità, di coloro ai quali concedere la salvezza), redenzione limitata (l’opera redentrice di Cristo è limitata solo a coloro i quali è stata destinata la grazia), grazia irresistibile (quando Dio si propone di salvare qualcuno, questi non potrà resistergli) e perseveranza dei santi (chi è stato scelto per la salvezza, anche se dovesse giungere a rinnegare la propria fede, tornerà e sarà sempre in comunione con Dio). Sempre sul loro sito, c’è un elenco delle scritte dei cartelli che sono soliti portare alle “quotidiane manifestazioni pacifiche”, di cui alcuni esempi (i più “gentili”) sono quelli sopra citati.

Leggendo di questa famiglia e guardando qualche spezzone del documentario di Louis Theroux verrebbe da chiedersi se in alcuni casi la libertà di espressione non andrebbe abolita, ma è in questo momento che il karma fa il suo ingresso e con esso l’altro protagonista della storia.

Si chiama Aaron Jackson, ha 31 anni e, insieme a John Dieubon, nel 2004 ha fondato l’associazione no-profit Planting Peace, i cui progetti spaziano da grandi sforzi internazionali (come la conservazione delle foreste pluviali del Perù o una rete di orfanotrofi in giro per il mondo) a iniziative di tipo locale.

WestboroJackson stava leggendo di come Josef Miles ha protestato ad un picchetto della Wesboro e incuriosito, avendo tanto sentito parlare di questa chiesa, andò su Google Earth per vedere la sede della chiesa. Camminando virtualmente su e giù per la strada di fronte alla sede, all’improvviso vede un cartello “Vendesi” attaccato ad una delle case dall’altra parte della strada. “È troppo bello per essere vero.” si è detto di fronte a quella apparizione. Non ha messo tempo in mezzo e si è informato. La casa che ha preso alla fine non è quella del cartello “Vendesi”, ma quella accanto. Ci ha vissuto per qualche mese e quando il tempo atmosferico si è fatto più magnanimo ha assunto Mike McKessor, un veterano della Marina (4 anni negli anni ‘80) e gli ha fatto dipingere le pareti esterne con i colori dell’arcobaleno: il simbolo dell’orgoglio gay e dell’uguaglianza. Ecco come è nata la Equality House (il cui “codice ZIP è 6-6-6-0-4” afferma Jackson, sottolineando l’ironia del fatto che le prime tre cifre siano quelle con cui si  identifica il diavolo).

Ma come ha reagito il quartiere a quel nuovo vicino? La maggior parte delle case del quartiere appartengono a membri della comunità della WBC, ma Jackson era più preoccupato dalla reazione del resto del vicinato, perché non voleva sconvolgere la zona con una battaglia sui diritti civili.  Ma la cittadinanza – a parte di membri della WBC – hanno reagito in modo ottimo: erano contenti ed emozionati e sono arrivati da tutta la città per vedere la casa-arcobaleno. Al contrario la Wesboro ha rilasciato un comunicato nel quale ringraziavano Dio “per la casa arcobaleno sodomita”. Continuando poi: “La casa arcobaleno sodomita è un altro caso in cui qualcuno ha dichiarato il proprio peccato come Sodoma […] si potranno dipingere arcobaleni su ogni casa in America, e l’omosessualità sarà comunque un peccato abominevole agli occhi di Dio.”
C’è da chiedersi come si saranno sentiti quando a giugno del 2013, nel cortile antistante la Equality House, si è tenuto anche un matrimonio gay!

Oltre al suo valore simbolico (“dove c’è odio, c’è anche amore”) la Equality House vuole diventare anche un centro per la creazione e sostegno di programmi antibullismo e di aiuto per la comunità LGBT. Chi volesse aiutare il progetto a crescere può farlo QUI.

Fonti: Los Angeles Times  | BBC | MSNBC

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