Il Dharma corre sul filo…o meglio sulla fibra ottica

xuecheng monaco buddhismo cinese internet

Nella maggior parte delle religioni il proselitismo è una delle parti più importanti: “diffondere il verbo” è essenziale per poter far conoscere al maggior numero di persone il messaggio del profeta. E nell’era moderna anche questo aspetto deve aggiornarsi.

Nel Buddhismo si parla di tre epoche del Dharma: la prima (shobo) è quella durante la quale il Buddha era ancora in vita e i discepoli erano molto vicini all’insegnamento; la seconda (zoho) è quella che riguarda il periodo immediatamente successivo alla morte del Buddha, durante la quale i discepoli diretti e i loro “eredi” diffondevano il messaggio del Buddha, ma si incominciava ad allontanarsi dai principi lasciatici dall’Illuminato; la terza (mappo) è quella nella quale ci troviamo ora, nella quale siamo ormai molto distanti dal messaggio diretto del Buddha e i suoi insegnamenti vanno mano a mano degradandosi.

Nella prima epoca, al tempo del Buddha, era molto semplice entrare in contatto diretto con l’insegnamento, ma ora le distanze si sono allungate. E per questo, internet ora gioca un ruolo cruciale: nell’era globale la rete è in grado di mettere in contatto persone che vivono agli estremi del globo e anche nella sfera religiosa tutti utilizzano ogni strumento per “diffondere il verbo” ed entrare in contatto con il maggior numero di persone possibili. Sono nati così migliaia, se non milioni di blog, siti web, account sui social network.

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Ha suscitato diversa curiosità in questo senso l’esperienza del Maestro Xuecheng, monaco buddhista cinese, classe 1966, leader del Tempio Longquam a Beijing e vice presidente dell’associazione dei buddhisti cinesi. Nel 2006 è il primo monaco ad aprire un blog e da lì non si è più fermato: ha creato il sito web del tempio in cinese, inglese e giapponese, un microblog personale, uno per il tempio e uno per un’associazione di beneficenza, mantenendo intanto anche il proprio account Twitter in inglese e lanciando gruppi di istant messaging e microblog su sina.com (versione cinese di Twitter) e QQ.com (programma di istant messaging cinese) in otto lingue diverse. Ogni suo post, appena pubblicato, è tradotto da 170 interpreti in cinese, inglese, russo, coreano, giapponese, tedesco, francese e spagnolo; i suoi blog sono seguiti da più di 100 paesi nel mondo, con circa 200mila persone che si collegano alle sue pagine che dal 2006 hanno avuto quasi 9 milioni di visualizzazioni.

Il Buddhismo deve tenere il passo con i tempi. Il progresso della tecnologia informatica dà enormi opportunità alla diffusione del Buddhismo.” Aggiunge anche che “internet è in grado di connettere il buddhismo alla società contemporanea, azzerando le distanze fra le persone e diffondendo in modi rapidissimi i messaggi di pace e di benevolenza che sono alla base della religione del principe Shakyamuni.” (Panorama)

Il Maestro Xuecheng non è il solo ad aver capito questo: ci sono almeno 67 maestri e abati, insegnanti e devoti del Buddhismo Cinese che usano la piattaforma per microblog Sina con 380mila followers.

Ma il fenomeno non coinvolge solo il Buddhismo, ma tutte le religioni, fino ad arrivare al culmine il 12 dicembre 2012, quando anche il Papa ha aperto un suo account su Twitter.

Fonti: Panorama | CNTv | Want China Times |

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