Cos’hanno in comune un bodhisattva di cristallo e le grotte di Mogao?

Loretta Yang - opera in cristallo
Una delle opere di Loretta Yang

Qualche tempo fa avevamo parlato di un coltivatore che aveva creato delle pere a forma di piccolo Buddha, questa volta invece parliamo di una statua alta 2 metri di cristallo.

È stata la scultrice Loretta Yang, orginaria di Taiwan, a creare la statua che riproduce Avalokitesvara, il Bodhisattva dalle Mille Mani e per l’opera afferma di essersi ispirata ad un dipinto risalente ad 800 anni fa, che si trova nelle famose grotte di Dunhuang, eseguito durante la dinastia cinese Yuan.

Questa sua nuova opera è alta il doppio di un’altra che aveva fatto nel 2006 e che era stata riconosciuta come la statua di Buddha in cristallo più alta del mondo. Non sembra essere pienamente soddisfatta della sua opera – ha alcune rotture ed è “tutt’altro che perfetta” – ma in questo modo è comunque riuscita a esaudire il proprio desiderio di fissare nel cristallo le immagini presenti nelle grotte che piano piano stanno scomparendo.

Loretta Yang è Buddhista e ritiene che il vetro sia il materiale più appropriato per esprimere le proprie origini nella cultura asiatica o la concezione ciclica del tempo espresso nell’eternità senza fine della vita fino all’illuminazione, dove “il corpo e lo spirito diventano simile a cristallo. Puri, Trasparenti. Perfetti.”

Nel 1987 fondò il primo workshop sul vetro in Cina con Chang-Yi.

Le grotte dove si trova il dipinto a cui si è ispirata Loretta Yang sono conosciute come le Caverne o Grotte di Mogao, chiamate anche le Caverne dei Mille Buddha, e formano un sistema di 492 templi e insieme alle Grotte di Longmen e le Grotte di Yungang, sono uno dei tre siti scultorei più famosi e antichi della Cina. La zona si trova a 25 km a sud-est del centro di Dunhuang, un’oasi situata in un crocevia religioso e culturale sulla Via della Seta, nella provincia di Gansu, Cina e queste grotte sono rinomate perchè raccolgono al loro interno alcuni dei più begli esempi di arte buddhista creati in un periodo di circa 1000 anni.

Le prime grotte di questo sistema furono scavate intorno al 366 d.C. ed erano state scelte come luogo per la meditazione e atti di devozione buddhista. Da una delle fonti sappiamo che un monaco buddhista di nome Le Zun ebbe la visione in quest’area di mille Buddha attorniati da una luce dorata proprio intorno al 366 d.C. e questo lo inspirò nella costruzione di una prima grotta, per la quale si fece aiutare da un ricco signore. Presto il monaco fu raggiunto da un altro monaco, Faliang, e le costruzioni a poco a poco si ingrandirono finché una piccola comunità di monaci andò a risiederci. Anche i membri delle famiglie Wei del Nord e Zhou del Nord costruirono numorose caverne e al tempo della Dinastia Tand le caverne erano diventate più di un migliaio.

Tra il IV e il XIV secolo le caverne furono costruite dai monaci grazie alle donazioni dei fedeli con la finalità di diventare santuari: furono dipinte in modo molto elaborato e i dipinti e la stessa architettura erano di aiuto per la meditazione, come rappresentazione visiva della battaglia per il raggiungimento dell’Illuminazione, come suggerimento o come mezzo di studio per gli analfabeti su credenze e storie buddhiste.

Nell’845 le caverne si salvarono dalla persecuzione buddhista dell’imperatore buddhista Wuzong poiché in quel periodo erano sotto il controllo dei Tibetani. In quanto città di confine Dunhang è stata spesso popolata da cinesi non appartenenti agli Han e dopo la dinastia Tang il sito andò lentamente in declino fino a quando con la dinastia Yuan la costruzione di nuove caverne cessò completamente e a poco a poco la zona venne dimenticata dal resto del mondo, sebbene rimase ancora un luogo di pellegrinaggio e di devozione per le popolazioni locali.

L’interesse per l’area rinacque intorno al XIX e XX secolo, grazie alla scoperta di un cinese Taoista di nome Wang Yuanlu che scoprì, dietro ad un muro, un corridoio che portava ad una piccola caverna ricolma di antichi manoscritti (tutti databili fra il 406 e il 1002): antichi rotoli di canapa cinesi e tibetani, antichi dipinti su seta e carta e molte figure di Buddha, perlopiù danneggiate.

Le sue scoperte diedero vita ad un serie di spedizione da parte di francesi, giapponesi e russi che portarono via parte dei manoscritti. Il gruppo di Indo-britannico guidato dall’archeologo ungherese Aurel Stein portò in Inghilterra quasi 7000 manoscritti che oggi sono conservati al British Museum. Nella  British Library invece  è conservato il Sutra del Diamante dell’868, il più antico testo a stampa del mondo: datato 15° giorno del Quarto mese del Nono anno del periodo Xiantong del sovrano Tang Yìzōng (corrispondente al 11 maggio 868) questo testo è una copia xilografata, integra e presenta un frontespizio riccamente illustrato della scena in cui si svolge il dialogo del sutra stesso.

Wang Yuanlu incominciò anche un lavoro di conservazione e restauro, sia con donazioni private che con donazioni da parte di istituzioni, per combattere le maggiori minacce che arrivano dalla natura: la sabbia che si è depositata sui dipinti, il vento ha eroso la roccia, l’umidità ha rovinato i dipinti e i terremoti ne hanno fratturato la struttura.

Nel 1987 le Grotte di Mogao sono state costituite come Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

Fonti: UT San Diego | Grotte di Mogao (inglese) | Grotte di Mogao (italiano) | Sutra del Diamante | Galerie Capazza

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