La lotta del Pakistan contro i trafficanti di antichità

pakistan in diesa dei reperti archeologici buddhisti

Il mercato nero del contrabbando di antichità è un problema globale che alcuni esperti stimano possa valere miliardi di dollari l’anno. Gli obiettivi principali sono i paesi poveri come il Pakistan che possiedono un ricco patrimonio culturale, ma non hanno le risorse per proteggerlo.

Senza il denaro sufficiente e senza la manodopera necessaria, il Pakistan sta infatti lottando per arginare il flusso di milioni di dollari che escono dal paese sotto forma di antichi manufatti buddisti trafugati da saccheggiatori, specialemente nella zona nord-ovest del paese, che li porteranno di contrabbando ad arricchire  le  collezioni di tutto il mondo.

“Siamo di fronte ad un problema serio perché il Pakistan è un paese vasto, e abbiamo risorse molto scarse” afferma Fazal Dad Kakar, capo del dipartimento del governativo di archeologia e dei musei. “Non abbiamo manodopera sufficiente per controllare le centinaia di siti e monasteri buddisti del paese, la maggior parte dei quali si trova in valli isolate.”

Molti dei siti si trovano nella valle di Swat, una verdeggiante zona montuosa nel nord-ovest, del Pakistan che un tempo faceva parte del Gandhara, un importante regno buddista che, più di 1000 anni fa, si estendeva in tutta l’area che oggi è occupata dal Pakistan e dell’Afghanistan.

Gli scavi illeciti, infatti, oltre a rubare al Pakistan una potenziale fonte di entrate tramite il turismo culturale, facendo sparire oltre i confini del paese preziose ed antiche icone, distrugge anche ogni possibilità per gli archeologi di documentare la storia di questi luoghi dalle origini antichissime.

Fino a qualche anno fa, nei primi decenni dopo che il Pakistan aveva ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1947, non c’erano effettivamente restrizioni per portare fuori dal paese le reliquie buddiste del nord-ovest del Pakistan, ha detto Malik Naveed, un ex capo della polizia della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, dove si trova la valle di Swat. La situazione è cambiata nel 1975, quando il governo ha approvato una serie di leggi che criminalizzano questa pratica. Ma Kakar, il capo federale di archeologia, ha detto che le leggi sono difficili da applicare in mancanza di fondi, e le persone che vengono prese raramente ricevono punizioni sufficientemente severe che agiscano come deterrente.

Nel mese di luglio nella città portuale meridionale di Karachi la polizia ha sequestrato un grande container riempito con quasi 400 manufatti che venivano trasportati a nord per essere contrabbandati fuori del paese. Circa il 40 per cento di ciò che è stato ritrovato era originale, ha detto Qasim Ali Qasim, direttore di archeologia e musei nel sud della provincia di Sindh, e c’erano anche un centinaio di sculture buddiste antiche di quasi 1800 anni, dal valore di milioni di dollari.

Per quel ritrovamento la polizia ha arrestato diverse persone, ma devono ancora essere formalmente incriminate. Due uomini invece che sono stati arrestati lo scorso ottobre per lo scavo di una statua di Buddha da un sito nella valle di Swat sono stati solo multati con circa 50$ ciascuno, una somma di gran lunga inferiore alla pena massima di un anno di carcere e una multa di più di 800$ che avrebbero potuto ricevere un pubblico ministero della zona. Un mercante d’arte di Manhattan, per esempio, Subhash Kapoor, è agli arresti nella vicina India con l’accusa, secondo gli investigatori di polizia coinvolti nel caso, di milioni di dollari di contrabbando in antichità portate fuori dall’India, dal Pakistan e dall’Afghanistan che ha venduto a musei e collezionisti privati della sua galleria di New York e on-line.

Ma paesi come il Pakistan non devono solo preoccuparsi del contrabbando, ma anche dei falsari.

Invece di scavare, infatti, alcuni pakistani si sono concentrati sulle repliche che spesso cercano di far passare come oggetti originali – anche se questa pratica è illegale nel paese. Molti operano di nascosto in giro per l’antico sito buddista di Taxila, a breve distanza dalla capitale, Islamabad.

Ho imparato la pratica dai miei compaesani nella mia infanzia e posso falsificare di tutto con un po’ di cemento, piccole pietre, alcuni colori e prodotti chimici“, ha detto Salahud Deen, che lavora nella sua casa in un villaggio vicino Taxila. Contattato dall’Associated Press il ragazzo mostra un po’ del suo lavoro e afferma che ha ricevuto una commissione dal un uomo dello Sri Lanka per una statua del Buddha dalla quale pensa di poter ricavare almeno 200 dollari.

Il confronto monetario rimane comunque a favore dei trafficanti: secondo l’ex capo dell’Istituto di Ricerca del Crimine e della Giustizia Internazionale delle Nazioni Unite, Sandro Calvani, sebbene i ladri di reperti ricevano solo 1% per prezzo finale di vendita è sempre maggiore di quanto possano fare i falsari con le loro opere. Per non parlare, invece, dei mediatori e dei commercianti che si prendono il 99% del prezzo finale delle opere trafugate. E tutti sono interessati ai propri guadagni.

Kakar, il capo federale di Archeologia, aveva cercato di fermare un’asta di Christie’s a New York nella quale si vendeva un “Buddha a digiuno” del III o IV secolo l’anno scorso, insieme a dozzine di altri reperti buddhisti . Lui affermava che i reperti fossero usciti illegalmente dal Pakistan, ma Christie’s non si fece fermare e vendette il Buddha per circa 4-5 milioni di dollari, chiedendo invece al Pakistan di provare le proprie affermazioni.

Andò meglio con due spedizioni di manufatti Buddhisti a Dubai e Tokyo, sequestrate dalle autorità americane nel 2005: analizzando l’età e la composizione di alcune pietre Kakar riuscì a dimostrare che le sculture del carico provenivano dal Pakistan e gli Stati Uniti gliele restituirono.

E’ più difficile, in confronto, fare pressioni su privati e musei perché è la loro sempre più insistente domanda che alimenta il mercato nero.

Fonte: Archeology News Network

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...