Musulmani attaccano buddhisti in Bangladesh

A Cox’s Bazar in Bangladesh, migliaia di esseri che soffrono hanno inflitto ulteriori sofferenze a migliaia di altri esseri sofferenti, nella convinzione che farlo avrebbe portato loro felicità. (Digital Tibetan Buddhist Altar)

È successo il 30 settembre in Bangladesh. Da quanto riportato da Saleem Jahangir, soprintendente della polizia, a causa di una foto vista sul popolare social network Facebook, che ritraeva una copia del Corano parzialmente bruciata, folle di musulmani arrabbiati hanno distrutto e dato fuoco a templi e case, cantando slogan anti-buddhisti e accusando un ragazzo buddhista di aver bruciato quella copia del libro sacro musulmano.

Il nome del ragazzo in questione era taggato nella foto, ma lui afferma al Daily Star che si è trattato di un errore perché la fotografia non è stata pubblicata da lui personalmente. Per sicurezza l’account del ragazzo su Facebook  è stato cancellato e la polizia si è premurata di metterlo al sicuro, insieme alla madre.

In Bangladesh circa 300.000 persone, solo lo 0,2% della popolazione nazionale che conta 150 milioni di persone, usa Facebook.

Gli scontri sono iniziati già dalla domenica mattina e sono proseguiti nel pomeriggio e per sedare la situazione sono intervenuti polizia, soldati e guardie di confine. L’area colpita di Cox’s Bazar, città a sud della capitale Dhaka, è una zona vicina al confine con il Myanmar e si pensa che per questo eccesso d’ira possano centrare anche gli scontri avvenuti a giugno proprio nel Myanmar, dove la maggioranza della popolazione è di religione buddhista e dove oltre 800.000 musulmani Rohingya vivono in condizioni disperate in campi profughi, costituendo uno dei gruppi senza stato più grandi dell’Asia. Potete trovare maggiori info riguardo a questp sul sito della rivista Internazionale.

Al contrario, in Bangladesh la maggioranza della popolazione è di culto musulmano e i buddhisti costituiscono solamente 1%, ma generalmente le due religioni convivono in modo pacifico. A dimostrazione di questo c’è il fatto che alcune delle famiglie buddhiste colpite dalle violenze hanno trovato aiuto e rifugio nelle case dei vicini musulmani e il giorno seguente alcune famiglie musulmane hanno lor offerto del cibo.

Il risultato di questo giorno di follia è che almeno sette templi sono stati dati alle fiamme e altri cinque sono stati gravemente danneggiati, e almeno quindici (alcuni dicono addirittura quaranta o cinquanta) case sono state danneggiate o distrutte; almeno 20 persone sono state ferite e 166 sono le persone arrestate nell’area di Cox’s Bazar e nel vicino distretto di Chittagong.

“Ero nel mio negozio. Sono arrivati all’improvviso e hanno dato fuoco al mio negozio.” ha dichiarato all’Associated Press Prodip Barua proprietario di una drogheria “Ho iniziato a correre e con i miei figli e mia moglie ho lasciato l’area.” Sapeva che il negozio era andato in fumo, ma quando il giorno dopo è tornato nella zona è rimasto sconvolto, scoprendo che anche la sua casa era stata distrutta.

“Come sopravviverò adesso? Come manderò i miei figli a scuola? Ho perso tutto…”

Il Ministro Mohiuddin Khan Alamgir, che ha visitato le scene delle violenze, ha accusato il Partito Nazionalista e ha affermato che c’è stata premeditazione in questi atti portando a favore di questa tesi le tracce di polvere da sparo e benzina trovate nei monasteri e nelle case colpite.

“La situazione è stata riportata alla tranquillità prima dell’alba e sono state imposte delle restrizioni per gli assembramenti pubblici.” afferma Jahangir, ma ci sono ancora truppe di polizia che controllano l’area, per evitare che scoppino altre violenze.

Il governo, oltre ad essersi impegnato a ricostruire le case delle vittime, ha formato anche una commissione per investigare sulle violenze, con un rapporto che dovrà essere pronto in dieci giorni.

Fonti: Cnn | The Huffington Post | Reuters | The New York Times | CBCNews

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