Si chiude la porta dello Studio in rosso

Conan Doyle

Lo Studio in Rosso citato nel titolo è l’opera di Arthur Conan Doyle, scritto nel 1887: la prima opera nella quale appaiano il famoso investigatore Sherlock Holmes e il suo fido aiutante Watson.

Coloro che chiudono la porta sono i Mormoni, i quali hanno deciso, nella scuola Henley Middle School, Virginia, distretto di Albernmale, di eliminare il testo “Lo Studio in Rosso” dall’elenco delle letture scolastiche per i ragazzi di 11 e 12 anni, lasciandolo a disposizione solo per i ragazzi più grandi, in quanto considerato una “sbagliata introduzione per i nostri giovani ad una religione Americana” e accusato di contenere “pregiudizi religiosi”.

La decisione è stata presa a causa dell’indignazione di Brette Stevenson, una fedele mormone, madre di un alunno del corso di letteratura, nel quale il docente utilizzava questo testo come introduzione al genere letterario del giallo e del ragionamento deduttivo. La decisione, comunque, non è stata accettata da tutti: circa 200 tra studenti ed ex-studenti della scuola, si sono opposti alla rimozione di questo testo, firmando una petizione per evitare che questo libro venisse eliminato. e Quinn Legallo-Malone, durante un commento pubblico, ha definito l’opera “il miglior libro che ho letto finora”. Dopo la segnalazione della signora Stevenson, è stato formato un comitato, con l’incarico di studiare l’opera vittoriana; nel suo rapporto finale, alla fine dello studio, il comitato ha dichiarato l’opera inadeguata per bambini di quell’età e la stessa signora Stevenson, ha suggerito di sostituire il libro in questione, con il quinto romanzo di Doyle, “Il mastino dei Baskerville”.

C’è da dire che Conan Doyle non usa certo giri di parole, in “Lo Studio in Rosso”, per descrivere la comunità mormone del tempo (1847), disegnando i membri di questa comunità come rapitori e assassini.
In un tratto del libro si legge, infatti:
“In fondo al cuore risoluto, egli aveva sempre custodito la decisa volontà di non permettere che sua figlia sposasse un mormone. Ai suoi occhi, un simile matrimonio non era un sacramento, ma una vergogna, un disonore. Quali che si fossero le sue idee sulle dottrine mormoniche in genere, su quel punto era inflessibile. Doveva evitare, però, di pronunciarsi in proposito, poiché l’esprimere un’opinione non ortodossa era pericolosissimo, in quei giorni, nella Terra dei Santi. Sí, era pericolosissimo… tanto che persino i piú ortodossi osavano a malapena sussurrare le loro opinioni religiose a voce bassissima, per timore che quanto usciva dalle loro labbra potesse venire frainteso e attirare sul loro capo un pronto castigo. I perseguitati erano ormai divenuti persecutori della peggiore specie. L’Inquisizione di Spagna, il Vehmgericht tedesco, le società segrete italiane… nessuna organizzazione era mai riuscita a mettere in moto una macchina piú formidabile di quella che costituiva un incubo per ogni abitante dell’Utah.
Colui che si metteva contro la Chiesa spariva senza che nessuno sapesse mai quale fosse stata la sua sorte”

Ma la cosa che pare abbia più acceso l’indignazione della donna, sembra che siano le righe successive, nelle quale si parla di poligamia:

“Le donne scarseggiavano, e la poligamia senza una densa popolazione femminile alla quale attingere diveniva una dottrina impossibile…Nuove donne apparvero negli harem degli Anziani… donne che si struggevano e piangevano, recando sui volti le tracce di un orrore inestinguibile.”

La poligamia, infatti, era praticata, all’inizio, nella comunità dei mormoni, ma ormai da tempo è stata ufficialmente vietata. Anche ultimamente, in merito alla vicenda di Warren Jeffs, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha rilasciato un comunicato stampa, nel quale si dichiara che già nel 1998 il presidente della Chiesa Gordon B. Hinckley fece la seguente dichiarazione in merito:

“Desidero affermare categoricamente che questa Chiesa non ha niente a che vedere con coloro i quali praticano la poligamia. Essi non sono membri di questa Chiesa. La maggior parte non lo sono mai stati. Essi stanno violando la legge civile. Essi sanno di stare violando la legge civile e sono soggetti alle sue penalità. La Chiesa, ovviamente, non ha alcuna giurisdizione al riguardo.”

A chiudere, lasceremmo le parole della figlia dello scrittore, Dame Jean Conan Doyle, proferite in una intervista rilasciata nel 1991 a Michael W. Homer, avvocato di Salt Lake City e membro della Arthur Conan Doyle Society:
“Mio padre sarebbe il primo a dire che il suo primo romanzo di Sherlock Holmes era pieno di errori sui mormoni.”

Per tutti coloro che volessero leggere il libro per potersi fare un’idea propria sulla validità o meno di questa polemica, può leggere il libro on-line sul sito Readme.it.

Fonti: Corriere della Sera | The guardian | The Daily Progress | Salt Lake Tribune

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