Quanto costa un pasto vegetariano alla prigione

corte europea diritti umani

In prigione si sà, ci va chi deve scontare una pena, ma in questo caso la situazione si è invertita: la penale l’ha dovuta pagare la prigione al prigioniero.E’ successo in Polonia, dove la Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato una prigione polacca a pagare 3000 euro per non essere stata in grado di fornire un pasto vegetariano al carcerato Janusz Jakobski, un uomo di nazionalità polacca di 45 anni che sta scontando una pena di otto anni per stupro – per cui è stato condannato nel 2003 – nel carcere di Nowogród,Polonia.

La ragione di questa penale? Violazione dell’articolo 9: libertà religiosa.

Ecco cosa è successo.

Già da quando stava nella prigione di Goleniów, il carceerato ha fatto richiesta di ricevere cibo vegetariano, in quanto aderente alla corrente Buddhista Mahayana che richiede l’astensione dal mangiare carne. Le sue richieste sono state respinte: l’unico accorgimento che gli è stato concesso è stato quello di non portargli carne di maiale, ma solo pesce e altri tipi di carne.
Nel 2006 il signor Jakobski ha proposto un procedimento penale nei confronti del personale carcerario perché, nonostante le sue richieste continuava a ricevere cibi contenenti farine animali e altri cibi contenenti carne che non poteva rifiutare, ipotizzando anche l’inizio di uno sciopero della fame.
Anche una missione Buddhista in Polonia ha scritto una lettera indirizzata al direttore del carcere denotando che una dieta che non comprendesse solo la carne di maiale non rispondeva alle richieste del signor Jakobski.
Quindi il prigioniero sottolinea che questo tipo di atteggiamento da parte delle autorità del carcere violavano le sue convinzioni religiose, ma sia nell’ottobre che  nel dicembre 2006 i suoi appelli sono stati respinti della Corte Distrettuale.
Anche l’ispettore regionale delle prigioni è intervenuto, sostenendo che la sola dieta speciale disponibile nella prigione è quella che di cui già aveva usufruito senza carne di maiale, sottolineando anche che le autorità carcerarie non sono tenute a fornire ad ogni individuo un pranzo speciale per andare incontro alle sue esigenze religiose.
Anche le 2007 una ennesima denuncia rimane inascoltata dalla Corte Regionale, tenendo in considerazione la carenza di personale e le strutture tecniche non adeguate per fornire un pasto come richiesto dal signor Jakobski.

A motivazione della sua decisione la Corte Europea dei Diritti Umani dichiara che il rifiuto del servizio carcerario ha fatto rientrare la questione all’interno dell’articolo 9: infatti la decisione del carcerato di seguire una dieta in particolare può essere moditvato o ispirato da una fede religiosa; in altri casi la Corte aveva già dichiarato che il rispetto di regole alimentari può essere considerata una diretta espressione delle convinzioni. Inoltre la dieta richiesta non prevede che i cibi siano preparati, cucinati o serviti in un modo particolare, né ha bisogno di prodotti speciali.

La Corte non era neanche convinta che la fornitura di una dieta vegetariana avrebbe comportato alcuna interruzione per la gestione del carcere o un declino negli standard dei pasti serviti agli altri prigionieri. Essa ha inoltre sottolineato che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nella sua raccomandazione sulle Regole penitenziarie europee, aveva consigliato che i prigionieri devono essere provvisti di cibo che prendano in considerazione la loro religione.

La Corte ha concluso che le autorità non sono riuscite a trovare un giusto equilibrio tra gli interessi delle autorità carcerarie e quelle del sig Jakóbski, in violazione dei suoi diritti ai sensi dell’articolo 9.

Da parte sua la prigione si difende affermando di non essere incline a credere che la richiesta di Jakobski sia sincera e che invece non si tratti di un modo per infastidire il servizio del carcere. Un portavoce del servizio della prigione, il capitano Artur Bojanowicz ha anche aggiunto che precedentemente Jacobiski aveva sostenuto di essere un fervente cattolico, lottando per avere una croce in cella.

Quale che sia in fondo il vero obiettivo di Jakobski è certo che ha creato un precedente.

Qui è possibile leggere la Raccomandazione R (2006)2 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle Regole penitenziarie europee

Qui è possibile leggere il rapporto sulla sentenza.

Fonti:

BuddhistChannel
Human Rights Europe
Yorkshire Wired
Telegraph
Bcc

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