I soldati buddhisti

Esercito del Bhutan

Come si può concepire la guerra e il mondo dei militari con la religione buddhista?

In Bhutan sembrano esserci riusciti,  in occasione di un piccolo conflitto durato 2 giorni con militanti indiani insediati sul loro territorio  avvenuto qualche anno fa.

Tu sei prima buddhista e poi un soldato.” Questo il pricipale ammonimento di Yangbi Lopen, un monaco anziano che ha parlato ad un migliaio di soldati radunati il 6 dicembre, qualche giorno prima di andare in missione, sottolineandoche il Buddhismo sostiene la pace, incoraggia l’armonia e scoraggia l’abbattimento.
“Proprio come tu sei un figlio o un genitore, un fratello e un amico, i membri delle forze opposte sono qualcuno per qualcunaltro. Come si possono uccidere?” Con queste parole il monaco ha voluto ricordare la necessità di essere compassionevoli, soprattutto quando si tratta di forze opposte.

Per otto anni, dal 1995 al 2003, tre gruppi di miltanti indiani hanno insediato 30 campi nel territorio del Bhutan in modo illegale. Per circa sei anni il governo ha cercato di ricolvere il conflitto in modo pacifico, attraverso il dialogo: nel 2003 l’ultimo tentativo è fallito. Lasciato senza alternative l’allora quarto Druk Gyalpo, Jigme Singye Wangchuck, Re del Bhutan, ha coinvolto l’esercito, dando precise istruzioni di trattare i prigionieri come persone del loro stesso paese..

Un soldato del Bhutan racconta che il 15 dicembre a circa un centinaio di metri dal confine indiano, i soldati videro un gruppo di uomini e donne indiani che camminavano nei campi di riso verso di loro. Dopo averli fermati, ne fermarono 11 di loro, due dei quali avevano il ruolo di tesoriere e timoniere di uno dei gruppo di militanti.

Ai prigioneri hanno dato acqua da bere e la possibilità di utilizzare il bagno. Inoltre fornirono loro cibo, tè e bevande analcoliche. Si strinse un forte legame tanto che, quasi a ricambiarli della gentilezza avuta nei loro confronti, il tesoriere confessò di aver nascosto dell armi nella zona, che sono state poi trovate dai militari.

Nove giorni dopo il conflitto, il 27 dicembre il quarto Druk Gyalpo ha invitato gli ufficiali dell’esercito a cena a Gelephu. “Non c’è alcun motivo per voi di gioire, anche se il conflitto è finito.” ha detto Sua Mestà, avvertendo che non c’è nessun orgoglio nella guerra e che è nel migliore interesse ci una nazione risolvere i conflitti in modo pacifico.

Oggi, una delle poche tracce del conflitto è esposto nei monasteri: alcune delle armi sequestrate sono appese alle pareti dei templi. Sebbene questi oggetti sembrano in netto contrasto con la sacralità di un luogo di culto, le armi sono state distribuite ai monasteri in segno di gratitudine alle divinità protettrici, che si ritiene abbiano protetto la nazione.

Fonte: BuddhistChannel

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