WikiLeaks e il Dalai Lama: il problema ambientale è più urgente

 

Dalai Lama

Secondo fonti di WikiLeaks il Dalai Lama l’anno scorso avrebbe dichiarato ai diplomatici USA che la comunità internazionale dovrebbe concentrarsi maggiormente sul problema dela cambiamento climatico sull’altipiano tibetano, più che sulla politica del Tibet.

Secondo la guida spirituale e leader politico in esilio i problemi climatici sono più urgenti: lo scioglimento dei ghiacciai, la deforestazione e l’acqua sempre più inquinata sono problemi che non possono attendere, mentre i tibetani possono aspettare cinque o dieci anni per una soluzione politica. Ci sono “tre poli” in pericolo di scioglimento sembra abbia detto: il polo nord, il polo sud e ” i ghiacciai al polo del Tibet“.

Una fonte rende noto che Roemer abbia ipotizzato che il messaggio del Dalai Lama potrebbe segnare un cambiamento di strategia, ponendo la questione tibetana come una preoccupazione ambientale.

Le fonti rivelano inoltre i numerosi appelli che il Dalai Lama fece nel 2008 durante i drammatici scontri per un intervento degli Stati Uniti che potesse avera un impatto sui politici di Pechino.

La fonte inoltre riporta che il capo politico Tibetano abbia anche detto: “Il Tibet è una nazione morente. Abbiamo bisogno dell’America.

Altre fonti rivelano che gli Stati Uniti temano che l’influenza del 75enne Dalai Lama sulla comunità tibetana sia in calo e che l’insediamento di un suo successore potrebbe creare problemi. Nel giugno 2008 i funzioni, dopo una visita a sei insediamenti di rifugiati tibetani tra il nord e il nord-est dell’India, hanno sottolineato “che la frustrazione e l’insoddisfazione della gioventù tibetana potrebbe creare dei problemi“.

Un sempre più ampio divario generazionale trova i leader tibetani non in grado di risolvere la crescente insoddisfazione fra i giovani tibetani” riportano i funzionari. In febbraio, dopo il non incontro a Pechino fra il governo tibetano in esilio, conosciuto come l’Amministrazione Tibetana Centrale (CTA) e i funzionari cinesi, i diplomatici statunitensi hanno previsto che “la credibilità internazionale del governo cinese riguardo il tema dei diritti umani continuerà a calare mentre i Tibetani hanno un sempre maggiore accesso ai mezzi di comunicazione.

In un rapporto intitlato “Un militante Sangri-La?” evidenzia che “l’effetto della loro frustrazione sul movimento Tibetano potrebbe essere esacerbato dal tempo” con l’età del Dalai Lama che inevitabilmente renderà più difficili e diminuirà i suoi viaggi e la sua potenziale abilità nel continuare a tenere viva l’attenzione della comunità internazionale sul problema Tibet.

Un ulteriore problema che viene risaltato dalle fonti è il rapporto del Tibet e i suoi rifugiati con l’India. In un rapporto confidenziale di marzo 2008, un ufficiale disse a Washington che Shiv Shankar Menon, uno dei maggiori diplomatici indiani, ha spiegato ad un ambasciatore americano che sebbene “il movimento tibetano abbia la simpatia della popolazione indiana e che l’India sia sempre stata di supporto per le centinaia di migliaia di rifugiati tibetani, compreso il Dalai Lama per quasi 50 anni…il tacito accordo che i tibetani sono i benvenuti finchè non causano problemi è stato messo alla prova ora che le complesse relazioni con Beijing sono agitate da problemi di confine, rivalità con influenza nella regione, una interdipendenza economica sempre maggiore e molte altre priorità.

Gli ufficiali americano concludono che con un aumento della violenza – sia da parte dei tibetani in India, sia da parte delle forze di sicurezza cinesi in Tibet – potrebbe portare velocemente il bilancio in favore della parte con un magior supporto pubblico.

Fonte:  The Guardian

Leggi articolo originale in lingua inglese

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