Aung San Suu Kyi di nuovo in prigione

La leader dell’opposizione e premio nobel per la Pace Aung San Suu Kyi è stata nuovamente incarcerata, accusata di aver ospitato e tenuto nascosto un cittadino americano, John Yettaw.

Aung San Suu Kyi
Aung San Suu Kyi

La San Suu Kyi, grande oppositrice dell’attuale governo del Myanmar, è già stata trasferita in carcere a Rangoon, dove oggi si terrà il processo. Quest’accusa arriva pochi giorni prima dello scadere degli arresti domiciliari, il 27 maggio 2009, e il governo avrebbe tutte le intenzioni di trovare il modo di condannarla (da 3 a 5 anni), con l’intenzione di levare visibilità a questa donna che ha già passato 13 degli ultimi 19 anni agli arresti e che da così tanto tempo viene appoggiata e supportata da grandi movimentazioni intenazionali.

L’incidente sarebbe accaduta a causa di un uomo, John Yettaw, che, dopo aver attraversato a nuovo il lago che dcirconda la casa della leader dell’opposizione birmana. Lei lo avrebbe supplicato di andarsene, ma lui la pregò di restare per riposarsi. Restò due giorni a casa sua e all’uscita, il 6 maggio è stato arrestato dalla polizia.

In occasione del processo la giunta militare ha tagliato le linee telefoniche • infatti solo alcuni cellulari riescono a comunicare con l’estero • e ha completamente blindato l’area circostante il carcere.

A causa di quest’accusa e possibile nuova incarcerazione, laSuu Kyi potrebbe rimanere esclusa dalle liste in vista delle elezioni politiche che si terranno nel 2010, le uniche da 20 anni a questa parte: le ultime si erano concluse con la schiacciante vittoria del partito di Aung San Suu Kyi che però non venne riconosciuta dalla dittatura militare.

Da Asianews:Ai diplomatici di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Australia è stato impedito di accedere al carcere. Nel frattempo intellettuali, attivisti, politici e uomini di spettacolo hanno lanciato una campagna per la liberazione di Aung San Suu Kyi: fra i firmatari Vàclav Havek, Robert De Niro, Salman Rushdie, Steven Spielberg, Madeleine Albright e l’arcivescovo Desmond Tutu.

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