Giappone, mistero per le dimissioni

Riportiamo qui un articolo del 2007, di PeaceReporter.it riportato da Sayonaragiappone,

Dietro le dimissioni del ministro dell’Agricoltura, la propaganda di una setta religiosa

Oscuri retroscena.

Dopo il suicidio del ministro dell’Agricoltura avvenuto due settimane fa, l’esecutivo del Premier giapponese Shinzo Abe subisce un secondo, pesante contraccolpo: le dimissioni di Fumio Kyuma, titolare della Difesa. La terza cattiva notizia, a pochi giorni dalle elezioni del Senato, è che gli indici di popolarità della coalizione conservatrice, sono in caduta libera: 30 percento, secondo gli ultimi sondaggi. Le dimissioni di Kyuma, apparentemente scaturite dall’indignazione popolare – e politica – seguita al suo commento sui bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki (“non potevano essere evitati”), sono invece la conseguenza di un’azione di lobbying da parte di un partito politico, il Komeito, alla vigilia del rinnovo del ramo più importante della Dieta nipponica. Una pressione che fa leva sulla propaganda e sul populismo. E che svela inquietanti e oscuri retroscena.

Facciamo un passo indietro.

La coalizione del Primo ministro Abe è formata dal Partito Liberaldemocratico e dal Komeito, formazione germinata nel 1964 da una setta religiosa buddhista, e diventata negli anni la sua vetrina. Tale setta si chiama Soka Gakkai. Esponenti politici del Komeito, dai quadri ai semplici impiegati, sono tutti membri della setta, nonostante il partito sia formalmente separato da essa. Alla guida della Soka Gakkai è l’uomo che l’Asia Week Magazine ha piazzato al diciannovesimo posto tra i più potenti dell’Asia. Si chiama Daisaku Ikeda. Il suo punto di forza: 12 milioni di adepti (tra i quali gli 8 milioni di elettori del Komeito), amicizie influenti e frequentazioni dei maggiori leader mondiali, anche alcuni tra i più discussi e controversi, come Noriega, Ceausescu, Castro. La principale finalità della Soka Gakkai (‘società per la creazione di valori’, in giapponese) è quella di “perseguire la pace come ideale”. La setta, la cui base è attualmente il ceto medio-basso (e le casalinghe in particolare), ebbe particolare successo nel dopoguerra, quando cominciò a offrire aiuto materiale e morale agli agricoltori spossessati delle loro terre, ai disoccupati, ai reduci dei bombardamenti. Fondata su un sistema di ideali genuini, la Gakkai si è via via trasformata, attirando su di sé critiche e denunce, soprattutto da quando è diventata la ‘creatura personale’ del padre-padrone Ikeda. Il guru, o ‘sensei’ (‘maestro’), ultra-settantenne, trascorre il suo tempo viaggiando e professando una filosofia intrisa di messianesimo e pacifismo, nonostante i suoi seguaci non abbiano – in più occasioni – disdegnato la violenza quando occorreva mettere a tacere gli oppositori politici o religiosi. Più di 10 anni fa, membri della setta attaccarono la sede della corrente buddhista antagonista Nichiren Shoshu con bombe e torce. I detrattori della Soka Gakkai dicono che i suoi membri vengono minacciati di finire all’inferno, se criticano o abbandonano la Gakkai. Equivalente buddhista di un Esercito della Salvezza – innegabile l’attività umanitaria e di sostegno economico alle fasce più bisognose della popolazione – il suo patrimonio è valutato dai più informati sui 60 miliardi di euro.

Mani legate.

E’ stato il partito Komei a chiedere ufficialmente ad Abe le dimissioni del ministro della Difesa a causa delle sue esternazioni. Il Komei fa parte del governo nonostante l’articolo 20 della Costituzione sancisca la netta separazione tra attività politica e attività religiosa. E, nonostante i suoi propositi pacifisti, il partito ha votato a favore dell’invio di 500 soldati giapponesi in Iraq e del progetto dell’esecutivo di riarmare il paese con due disegni di legge atti alla ristrutturazione dell’apparato militare. Oggi, per non patire una disfatta alle elezioni del 29 luglio, il Premier nipponico non può che affidarsi alla capacità di mobilitazione dei militanti della Soka Gakkai.

Peace Reporter.net

C’è una cosa che il pur bellissimo articolo non dice: che la Souka Gakkai era anche alle spalle della Aum Shinrikyou, la setta che nel 1995 mise il sarin nella metropolitana di Tokyo; il Giappone è uno dei paesi peggio conciati di questo inizio secolo, e come si può ben vedere, Vaticano o buddhisti cambia poco; le istituzioni religiose cercano sempre di corrompere e rovinare la vita dei paesi laici…Ma in ogni caso fa piacere sapere che la coalizione di Abe è precipitata in popolarità, forse è un segno di cambiamento.

3 thoughts on “Giappone, mistero per le dimissioni

  1. uran gennaio 24, 2010 / 9:54 am

    Per fortuna che ultimamente il Komeito ha perso le elezioni. Spero soprattutto che questo indichi il declino di Daisaku Ikeda e della Soka Gakkai.

  2. uran febbraio 6, 2010 / 5:05 pm

    Tautologie di Daisaku Ikeda, della serie Daisaku Ikeda, Autore di che?

    Devo riconoscere che il Sig. Daisaku Ikeda non finisce di stupirmi.
    Ha dichiarato che il 2010 è “l’anno della vittoria completa Soka e del progresso dinamico dei giovani”.
    Riflessioni:
    Il termine vittoria, di origine latina, è chiarissimo. Indica il superamento di una difficoltà, il raggiungimento di un fine, la sottomissione di un nemico e chi più ne ha più ne metta. Certo è che la vittoria è un fatto in sé compiuto e concluso. Per esempio, la vittoria pone fine ad una situazione sgradevole per una delle parti in causa, decretando il successo dell’uno e la sconfitta dell’altro, indipendentemente dal fatto che si tratti di una vittoria su un nemico, sui propri limiti o sulla propria oscurità fondamentale, tanto per restare in tema.
    Che dice invece Daisaku Ikeda? Parla di vittoria “completa” della Soka, come se esistessero vittorie incomplete (da non confondersi con la vittoria di Pirro che è altra cosa). Eppure dice sempre: il Buddismo è vincere o perdere, e qui non specifica se completamente o no.
    Siamo chiaramente in presenza di una tautologia: figura retorica dal significato ripetitivo che consiste nell’aggiunta di contenuto ridondante, del tipo “ i quadrilateri hanno quattro lati”.
    Ma cosa dobbiamo capire da questa frase? Che la Soka non ha ancora vinto.
    Andiamo avanti e analizziamo il “progresso dinamico”.
    Il termine progresso indica un processo, quindi qualcosa che si snoda nel tempo, non qualcosa che sta fermo. Questo processo porta dei miglioramenti rispetto a qualcosa di già esistente, un cambiamento, un passo avanti positivo. In quanto tale, esprime dinamismo. Ergo, il progresso è, per sua definizione, dinamico. Il maestro Daisaku Ikeda – più si va avanti meno si capisce di cosa sia maestro – parla di progresso dinamico. Altra tautologia.
    Dobbiamo supporre che esista un progresso statico? O dobbiamo supporre che siamo in presenza di parole in libertà, poco riconducibili a chi si autodefinisce maestro?
    Un Maestro le tautologie, cioè le fesserie, le ovvietà, non le dice.
    E poi le poesie, dove le mettiamo?
    Il Nuovo Rinascimento n.434 1 gennaio 2010, nel Report corso SGI Divisione giovani ci informa che i rappresentanti dei giovani italiani, hanno ricevuto dal presidente Ikeda un regalo per l’Italia: una grande foto che ritrae la Torre di Pisa, scattata dallo stesso Ikeda che a questa immagine ha dedicato anche una poesia:
    «Ammirando in Italia / l’arte sublime / con i compagni di fede / quale emozione!»
    Sfido chiunque a definire questa roba una poesia.

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