Morto il patriarca della chiesa buddhista unificata vietnamita Thich Huyen Quang

La notizia è del 07/07, fonte AsiaNews.com

Il governo teme i funerali di Thich Huyen Quang, patriarca buddhista ed eroe della libertà religiosa

di Nguyen Van Tranh
Era il capo della chiesa buddista unificata, dichiarata fuorilegge dal governo di Hanoi. È morto a 87 anni, dei quali metà spesi in prigione, in esilio e agli arresti domiciliari. Per lui la libertà religiosa è la base anche del progresso economico.

Hanoi (AsiaNews) – Si terranno questa settimana i funerali di Thich Huyen Quang, patriarca della Chiesa buddista unificata (Cbu), bollata come fuorilegge dal governo vietnamita. Rappresentanti del governo accusano la Cbu di voler utilizzare i riti funebri per “vantaggi politici”.

Thich Huyen Quang è morto il 5 luglio scorso, dopo mesi di malattia. Aveva 87 anni, dei quali almeno metà passati in prigione, in esilio e agli arresti domiciliari. Per 16 anni ha guidato la Cbu, divenendo un simbolo molto rispettato della lotta non violenta per la libertà religiosa e per i diritti umani in Vietnam.

Nato a Binh Dinh, nel sud, nel 1920, diventa monaco all’età di 12 anni. All’inizio si impegna per combattere la colonizzazione francese; durante la guerra del Vietnam, è attivo nel movimento buddista pacifista, partecipando a diverse conferenze internazionali.

Dopo l’unificazione del Vietnam, mentre il governo cerca di eliminare le religioni, Thich Huyen Quang subisce diverse volte arresti e condanne. Nell’81 il Vietnam fonda la “Chiesa buddista vietnamita”, sotto il controllo del Fronte unito, per spezzare la resistenza della Chiesa buddista unificata.

A causa delle sue forti proteste, insieme a un altro eroe della libertà religiosa, Thich Quang Do (ora suo successore), subisce l’esilio e l’isolamento. Thich Huyen Quang ha vissuto da solo nella pagoda di Quang Phuoc (provincia di Quang Ngai). Nel ’90 Amnesty international lo elegge a prigioniero di coscienza e l’Onu lo dichiara “Vittima di detenzione arbitraria”.

Nominato nel ’92 capo della Cbu, il governo – come testimoniano alcuni documenti segreti del Partito – gli lancia contro una campagna per bloccare “le attività malvagie rilegali di Huyen Quang e dei suoi complici… senza risparmiare sforzi nella lotta contro Huyen Quang e… tagliare le braccia e le gambe” della Cbu.

La campagna porta a decine di arresti di monaci e fedeli che non si piegano al volere del Partito. D’altra parte la Cbu è appoggiata almeno dall’80% dei buddisti vietnamiti e grazie a questa rete di solidarietà, i messaggi e le indicazioni del patriarca buddista riescono a diffondersi, fino ad organizzare manifestazioni con decine di migliaia di aderenti, le più imponenti nella storia del Vietnam unificato. Intanto l’impegno di Thich Huyen Quang a favore della libertà religiosa della Cbu diviene anche un pesante giudizio sulle malefatte economiche del governo vietnamita, che sta inabissando la popolazione in una miseria senza fine.

Nel suo messaggio per il compleanno del Buddha, lo scorso maggio, egli scrive: “lo sviluppo economico del Vietnam ha portato qualche miglioramento. Ma allo stesso tempo, anche il livello di povertà è aumentato. Non c’è solo l’abisso fra ricchi e poveri, ma la separazione fra governanti e governati. La politica del Vietnam ha prodotto ‘una nazione ricca e un popolo povero’, il contrario degli slogan sulla prosperità diffusi dal governo…. Per quanto riguarda le libertà umane, non abbiamo nulla – tutti i diritti e le libertà di base sono negati. Le comunità religiose non possono agire con libertà, e come risultato, i problemi sociali ristagnano e si approfondiscono. È impossibile portare luce dove vincono povertà e mancanza di libertà”.

Ecco una piccola rassegna stampa sulla Chiesa buddhista unificata del Vietnam:

Attacco polizia ad una pagoda della chiesa unificata buddhista

Risoluzione Europarlamento comprendente analisi situazione chiesa buddhista unificata del Vietnam (1995?)

Trent’anni di repressione Parla dall’esilio il monaco buddista Thic Tri Luc (2004)

Il monaco Thich Tri Luc, monaco in esilio (2005)

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