Il Tibet riapre ai turisti

Riportiamo qui di seguito la notizia del 25 giugno della riapertura dei confini del Tibet ai turisti. (fonte: ansa.it)

Geografia Tibet

PECHINO – Dopo tre mesi di isolamento totale il Tibet sarà riaperto da oggi ai turisti stranieri. Lo ha annunciato l’ agenzia governativa Nuova Cina, senza chiarire se la riapertura riguarda anche i giornalisti ed i diplomatici stranieri. L’agenzia non chiarisce se verranno riaperte anche le zone a popolazione delle vicine province del Gansu, Qinghai e Sichuan, che sono state chiuse a tutti gli osservatori stranieri dopo che le manifestazioni di protesta anticinesi, iniziate in marzo nella capitale del Tibet, Lhasa, si sono estese ad altre zone a popolazione tibetana.

Secondo le nuove regole per la stampa straniera in vigore dall’inizio del 2007 e che avrebbero dovuto valere fino alla fine delle Olimpiadi e della Paraolimpiadi, in ottobre, i giornalisti stranieri in Cina avrebbero potuto recarsi liberamente in tutto il territorio nazionale (in precedenza erano obbligati a notificare ogni loro spostamento dalla loro città di residenza) e sarebbero stati liberi di intervistare tutti i cittadini cinesi che avrebbero accetto di parlare con loro (in precedenza dovevano chiedere l’ autorizzazione delle autorità locali). Un funzionario locale citato dall’ agenzia afferma il passaggio della fiaccola olimpica da Lhasa sabato scorso ha dimostrato che il Tibet è “sicuro” ed ha aggiunto che i turisti sia cinesi che stranieri sono “i benvenuti” nel territorio.

Le prime manifestazioni per invocare la “libertà” e chiedere il ritorno del Dalai Lama, il leader buddhista esiliato, si sono svolte a Lhasa il 10 marzo per iniziativa dei monaci dei grandi monasteri di Sera, Drepung e Ganden, che sorgono nelle vicinanze della capitale. Il 10 marzo è l’ anniversario della rivolta tibetana del 1959, che si concluse con la fuga del Dalai Lama in India. Dopo quattro giorni di manifestazioni pacifiche violenze contro gli immigrati cinesi si sono verificate a Lhasa il 14 marzo. In seguito le proteste, nella grande maggioranza dei casi pacifiche, si sono svolte in altre zone della Regione Autonoma e nelle altre regioni della Cina a popolazione tibetana.

Le ultime di cui si ha notizia sono avvenute a Kardze, nel Sichuan, alla fine di maggio e hanno portato all’ arresto di ottanta monache. La scorsa settimana, in occasione del passaggio da Lhasa della fiaccola olimpica, avvenuto sotto stringenti misure di sicurezza, Pechino ha annunciato che oltre mille delle persone detenute per le proteste sono state rilasciate.

Altri 42 tibetani rimangono in prigione e sono accusati di reati gravi, per i quali saranno processati “secondo la legge”. Secondo il governo tibetano in esilio nel corso delle proteste sarebbero morte più di duecento persone. Il governo cinese sostiene che in tutto le vittime sono state una ventina, tutti civili o poliziotti cinesi uccisi dai manifestanti tibetani. Un incontro tra rappresentanti del governo cinese e del Dalai Lama è avvenuto in aprile nella Cina meridionale e si è concluso con l’ accordo a proseguire i colloqui nel tentativo di trovare una soluzione accettabile dalle due parti. La data per il secondo incontro non è ancora stata fissata.

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