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Bhutan: dalla “felicità interna lorda” agli scandali sessuali

21 gen

Bhutan-scandali sessuali

Qualche anno fa il Buthan, piccolo stato himalayano, aveva attirato l’attenzione per la scelta di inserire il parametro della “felicità interna lorda” nel calcolo del benessere della popolazione. Le cose sembrano essere un po’ cambiate da allora.

Il parametro della “felicità interna lorda” (Gnh) prende in considerazione la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali. Essendo poi uno stato nel quale la religione di Stato è il Buddhismo, ci si aspetterebbe di trovare un ambiente sereno. Nella realtà alla fine il governo ha perso le elezioni perché a quanto pare, dietro lo spauracchio di questo parametro non si occupava dei problemi reali e concreti del paese.

Da diversi anni infatti sta accadendo un fenomeno importante: il Bhutan sta affrontando uno scandalo di molestie sessuali su monaci minorenni da parte dei monaci anziani e il problema della diffusione di malattie trasmesse sessualmente (inclusa l’AIDS) fra i membri del corpo monastico.

Sebbene da tempo girassero voci di abusi sessuali sui bambini nei monasteri, solo a giugno del 2013 sono stati confermati due casi, denunciati dal The Raven Magazine e segnalati alla Commissione  Nazionale per le Donne e i Bambini del Bhutan. I casi riguardano un bambino di 11 anni che ha denunciato di aver subìto violenza da un monaco di 20 anni in un monastero di Punakha, circa 45 miglia a nord-est della capitale Thimphu. Questo bambino e un suo amico inoltre affermano di aver subito violenza anche da un monaco anziano di 60 anni, il quale, oltre a loro due, avrebbe molestato altri due giovani monaci di 9 e 11 anni.
Secondo il codice di condotta dei monasteri, le autorità hanno fatto svestire un monaco, gli hanno buttato della farina addosso e lo hanno espulso dal monastero – come hanno fatto con il monaco ventenne. Tuttavia, il monaco di sessant’anni rimane è ancora nel monastero, ha riferito il Raven Magazine.

La Commissione Nazionale per le Donne e i Bambini ha comunque inoltrato il caso al corpo monastico e aiutato alla formazione di un ufficio per la protezione dei bambini.

Per quanto riguarda la diffusione dell’AIDS, riportiamo dall’Huffington Post:

Segnali preoccupanti di un atteggiamento rischioso sono apparsi inizialmente nel 2009, quando un rapporto su rischi e vulnerabilità degli adolescenti rivelò che i monaci praticavano “thigh sex” (in cui un uomo utilizza le cosce di un altro uomo per un rapporto sessuale).
 Il Ministro della Salute si fece preoccupato quando, l’anno seguente, ad una dozzina di monaci – incluso uno di 12 anni – furono diagnosticate malattie trasmesse sessualmente. Almeno cinque monaci erano sieropositivi, di cui il più giovane di 19 anni.
 Ancora un rapporto delle Nazioni Unite del 2012 concentrato sull’AIDS ha segnalato casi di questa malattia fra i monaci del Bhutan.

A marzo del 2013 gli ufficiali sanitari hanno reso disponibili in modo gratuito preservativi nelle scuole monastiche.

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La situazione sanitaria generale del corpo monastico non è comunque delle migliori: sei anni fa Pema Sherpa, un’infermiera volontaria, visitò il monastero Dechenphodrang – oggi casa di circa 280 monaci – e notò che numerosi giovani novizi avevano strane macchie bianche sulla cute della testa. “Le macchie si sono trasformate in infezioni, con fuoriuscita di pus.” rivela “Ma ora” che  Pema fa visita al monastero tre volte la settimana “la situazione è migliorata.”

Un fattore che certo non aiuta è lo spazio a disposizione nelle scuole monastiche. Secondo una statistica del 2011 i 7.200 monaci e 5.149 monache hanno a disposizione 388 strutture. E una valutazione sulle condizioni dei bambini nelle scuole monastiche ha rilevato alcuni casi in cui le camere erano occupate da sei a quindici bambini. Forse era per questo che, in un sondaggio del 2010, il corpo monastico rivelava che i monaci avevano 24,9 giorni di salute al mese (il valore più basso nei gruppi occupazionali) e 5,1 giorni di malattia al mese, il valore più alto.

“Si tratta di un risultato scomodo e sono propenso a credere che sia vero.” afferma il presidente del Centro per gli Studi del Bhutan, Dasho Karma Ura “La loro dieta è pessima e la disciplina molto rigida. I giovani monaci sono molto stressati, forse perché forzati a memorizzare” e potrebbero non essere in grado di farlo con poche ore di sonno. Una volta all’interno del monastero, infatti, la giornata inizia (alle 4 in estate, alle 5.30 in inverno, i giovani monaci alle 6.30) e finisce con la memorizzazione delle preghiere: quelli del primo livello devono memorizzare e recitare 15 preghiere; 19 quando raggiungono il terzo livello. “Se ci concentriamo, siamo in grado di memorizzare tutte le preghiere” ha detto un monaco 13enne. Il giovane monaco Nim Dorji, 19 anni, afferma che molti di loro soffrono di mal di testa, stomatiti e male al petto: “Siamo stressati dal fatto di non essere in grado di ricordare le preghiere e passare il livello.

E probabilmente ne hanno ben donde, visto che i capi delle scuole sono preoccupati di non essere in grado di disciplinare i bambini: “[I bambini] non ascoltano più gli insegnati e arrivano tardi alle lezioni.” afferma Tashi Geley, coordinatore religioso e sanitario del monastero. E sebbene la commissione per gli Affari Monastici del Bhutan abbia affermato che una disciplina più rigida sia la soluzione, e nonostante punizioni corporali siano vietate alcuni monaci hanno detto al Kuensel Daily che è ancora praticata.

Che lo stress possa provocare un cattivo stato di salute? Gli psichiatri sembrano affermare questo: “[...] non è raro infatti che monaci e monache, specialmente fra i 15 e i 25 anni, facciano visita a psichiatri; anche i monaci anziani, inoltre, mostrano sintomi di serio stress, specialmente dopo che attraversano lunghi periodi di meditazione.” dice il dottor Damber Kumar Nirola al Kuensel Daily.

Il capo principale del monastero Dechenphodrang, Kencho Tshering, afferma inoltre che il 90% dei loro novizi proviene da famiglie povere. Spesso i parenti li portano nella struttura perché non possono prendersene cura e circa “40 monaci non sono registrati nella scuola, anche se vengono forniti loro gli stessi servizi di quelli registrati.” Il signor Geley precisa meglio la questione: “In mancanza di case-famiglia, le scuole monastiche hanno la funzione di orfanotrofi.”

Per quanto riguarda i monaci e le monache più anziani, visto che non hanno nessuno che possa provvedere alla loro salute, la Royal Insurance Corporation Limited nel 2011 ha avviato uno speciale programma di assicurazione per i monaci del corpo monastico centrale: su 7.424 monaci assicurati, di cui 110 monache, fino al 2012 sono state fatte 106 richieste per diabete, ipertensione, malattie cardiache, insufficienza renale, calcoli biliari, gastrite, tubercolosi, appendicite e protesi. Le malattie trasmesse sessualmente e l’AIDS non sono coperte però dall’assicurazione perché “sono prevenibili e potrebbero essere evitate” afferma Sonam Dorji,  direttore esecutivo della RICBL.

Nonostante tutti questi problemi, l’indagine sulla “felicità interna lorda” rivela che i monaci, le monache e i novizi, fra tutta la popolazione, risultano essere le persone maggiormente felici del paese.

Fonti:  Huffington Post | Religion News | Favisonlus | Kuensel Online

Foto: @ Ben Smethers

 
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Pubblicato da su gennaio 21, 2014 in Buddhismo

 

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