Alle volte sono le persone più semplici a fare le cose più impensate, quelle che nessuno si aspetterebbe da loro. Questo forse si potrebbe dire di Nyima Lamo, 35 anni, la postina dell’ Himalaya. Fare la postina non è mai stato considerato un lavoro pericoloso, ma nel caso di Nyima Lamo la storia è un po’ diversa.
Avete letto bene, sì, Nyima Lamo è la persona che porta la posta sull’Himalaya, nella contea cinese di Deqen, nella parte tibetana dello Yunnan. L’area di cui si occupa è vasta 350 chilometri e si trova tra i 1000 e i 4500 metri d’altitudine. Per completare il suo giro impiega settimane. Ma non ha mai perso una lettera e porta sempre a destinazione la sua posta: anche perché le famiglie di contadini e pastori tibetani si affidano a lei per qualsiasi notizia, per i contatti con parenti e amici, per la pensione e i rapporti con il medico. L’area, infatti, non è coperta dai segnali telefonici, non ci sono antenne per la televisione e manca l’energia elettrica.
“Il momento più bello è quando arrivo con la posta in un villaggio lontano” dice “La gente mi aspetta da settimane e se ritardo conta le ore, venendomi incontro. Alcuni sono analfabeti, così mi fermo con loro per leggere la corrispondenza e scrivere le risposte”.
Senza di lei centinaia di ragazzi non sarebbero andati a scuola, o all’università. Gli avvisi di ammissione allo studio in Cina possono essere consegnati solo nelle mani del destinatario e per l’accettazione c’è al massimo una settimana. In maggio, per rintracciare uno studente alla vigilia degli esami, Nyima Lamo ha vagato per sei giorni lungo sentieri invisibili e pascoli infiniti. Ha chiesto notizie a decine di pastori, fino a quando è riuscita a trovare l’aspirante economista in una tenda dispersa tra le mandrie di yak.
“Pensando a questi bambini che lasciano le montagne per costruirsi un futuro luminoso, sento che hanno meritato i miei sforzi…” dice.
La chiamano la “postina in rosso” non per la sua fede comunista, ma perché si veste sempre di rosso, in modo che, nel caso fosse travolta da una valanga o una frana, i soccorritori potrebbero vederla meglio. Perché è questo il pericolo che corre, portando la sua posta in giro per le montagne: si muove a piedi per sentieri, pendii e vallate, incontrando serpenti o sorvolando il fiume Lancang appesa alla teleferica che si muove a braccia lungo una corda lunga 300 metri: nonostante ormai sia abituata, ammette di sentire ancora un mix di “terrore e brivido” scorrendo lungo quella lunga fune d’acciaio. La notte dorme sotto un albero o in una grotta per ripararsi dal freddo, protetta solamente dal suo sacco a pelo o magari viene ospitata dall’ultima famiglia a cui ha consegnato la posta che le offrono bevande e cibo caldo e un posto vicino al fuoco. All’alba, poi, riparte con il suo sacco di posta sulle spalle, che può arrivare a pesare anche venti chili.
A causa della particolarità del clima di quel territorio, può incontrare tutte e quattro le stagioni in un giorno solo: in minuto prima cammina sotto un sole cocente, quello dopo è bloccata in cumuli di neve o sotto una pioggia torrenziale, che le costringe ad avvolgere il sacco della posta con i tre sacchi di plastica che porta sempre con sé. In 12 anni di servizio non ha mai preso un giorno di ferie, eccetto un congedo per maternità.
”Nonostante sapessi le difficoltà che avrei incontrato, ho scelto di diventare un impiegato delle poste nel 1999 perché considero la consegna della posta come un dovere sacro”.
Questo suo impegno è stato finalmente riconosciuto: il 13 maggio del 2011 infatti ha partecipato infatti al Raduno Annuale dell’Unione Postale Universale a Berna, composto da più di 70 paesi, per rappresentare gli 840mila postini cinesi, vincendo il premio di personaggio dell’anno. Davanti alla platea, che le ha dedicato una standing ovation, con indosso i suoi pesanti vestiti da montagna ha raccontato che quando ha dei momenti di tristezza o solitudine durante il suo giro, ha imparato decine di canzoni popolari e la gente la avverte da lontano, mentre canta nella foresta.
Un rappresentante le ha chiesto cosa è più importante, se le lettere o la vita.
“Entrambi sono importanti. Una volta che il sacchetto di lettere è sulla mia spalla, li considero parte della mia vita.”
Un francese, inoltre, le ha chiesto se ha un sogno. Nyima Lamo, anonima eroe dell’Himalaya, ha risposto che vorrebbe trovare un uomo, innamorarsi e andare via con lui. Andare via per sempre con un amore: lontano è così vicino.
E’ confortante sapere che sull’Himalaya ci sia qualcuno che assolve il proprio dovere di postino con tanto fervore, mentre qui da noi, ci vuol tutta se una semplice raccomandata viene consegnata. O ancora meglio, ci vogliono un sacco di telefonate per recuperarne una andata persa o ferma in un centro postale…
Lasciando infine da parte le polemiche, vorremmo segnalare una delle iniziative dell’UPU.
Ogni anno infatti l’Unione Postale Universale lancia l’International letter-writing competition, un concorso per giovani dedicato alla scrittura delle lettere: un ottimo modo di far conoscere ai giovani l’importanza del ruolo dei servizi postali svolgono nelle nostre società, sviluppa le loro competenze nella composizione e la capacità di esprimere i propri pensieri con chiarezza, favorisce il godimento nello scrivere lettere, e aiuta a rafforzare i legami internazionali di amicizia - una delle missioni fondamentali della UPU.
Il tema di quest’anno è “Scrivi una lettera ad un atleta o uno sportivo che ammiri per spiegare ciò che i Giochi Olimpici significano per te.”
Qui è possibile leggere i vincitori dell’edizione 2011 del concorso che aveva come tema 的mmaginate di essere un albero che vive in una foresta. Scrivi una lettera a qualcuno per spiegare perchimportante proteggere le foreste”.
Fonti: D Repubblica | China Daily | UPU | Kunming | CriEnglish
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