
Free Tibet for free China
Per evitare qualsiasi problema durante i festeggiamenti del 60° anniversario della Repubblica Popolare Cinese, che si terrà il 1° ottobre, i confini del Tibet rimarranno chiusi ai turisti stranieri fino all’8 dello stesso mese.
Per chi volesse visitarlo in quel periodo purtroppo non ci sarà niente da fare; chi invece ha già il visto sarà oggetto di attento scrutinio e dovrà avere una guida ufficiale e viaggiare su una macchina registrata.
Le misure di sicurezza che sono state messe in atto, si dice siano ancora maggiori rispetto a quelle adottate in occasione delle Olimpiadi.
Con queste misure di protezione la Repubblica spera di riuscire a tenere sotto controllo e, soprattutto evitare, moti e scontri o manifestazioni di qualsiasi tipo a sostegno della causa tibetana, questione molto scomoda per il governo cinese.
A proposito di questo, è del 10 settembre la notizia che il corpo senza vita un monaco buddhista – che, si viene a sapere ora, era stato incarcerato dopo gli scontri del marzo 2008 – è stato riconsegnato alla famiglia verso la fine di agosto. Il monaco, il cui nome è Phuntsok Lhundup, apparteneva al monastero di Drepung, era stato arrestato dopo gli scontri del 2008 a Lhasa e di lui non se ne era saputo più nulla. (fonti: Tibetan Centre for Human Rights)
Da AsiaNews apprendiamo invece che oltre 100 studenti hanno manifestato il 20 settembre di fronte al centrale distretto Haidian, a Pechino per il rilascio del professore Ding Xiaoping: il professore, un’ex-leader del movimento democratico, aveva partecipato ai moti di piazza Tienanmen del ‘89. La voce che circola è che il professore si stato arestato per motivi politici, senza una reale motivazione e pretesto.
“La polizia dapprima ha accettato di far entrare alcuni studenti per discutere. Poi ha disperso i dimostranti, anche percuotendo qualche studente. Le autorità non hanno fatto dichiarazioni e nemmeno hanno confermato la detenzione di Ding.”




